lunedì 20 luglio 2015
domenica 19 luglio 2015
Un evento importante
Ieri si è sposata una persona a me molto cara, una giovane donna.
Per me è stato un "duro" colpo, non tanto per il matrimonio, quanto per il fatto che presto si trasferirà in Canada, con suo marito. Pare non ci fosse altra scelta. Lui è stato chiamato per studiare lì, roba di prestigio insomma, è un genio per davvero. Inizialmente doveva partire soltanto lui, ma in cuor mio sapevo che lei non sarebbe mai rimasta qui senza il suo compagno...chi lo farebbe?
Mesi fa le dissi proprio così "ao, non fa che te ne vai pure tu in Canada, eh?" ma l'antifonia era nell'aria, ripeto, non poteva andare in altri modi.
Durante la cerimonia ero lì, non molto distante da lei, seduta. Qualcuno tirava su il naso di continuo e si asciugava le lacrime col fazzoletto. Io? Cercavo di non mostrare alcuna emozione. Invece mi sono trovata con gli occhi gonfi, che mi imploravano di lasciar scendere quelle lacrime, non ce la facevano più a reggerle. Con una mossa fulminea, quasi ninja, me le sono asciugate senza l'utilizzo del fazzoletto, prova del fatto che stessi ...piagnucolando. Fortunatamente nessuno si è accorto di nulla.
Soffrivo perchè sapevo che quel passo l'avrebbe portata via da me, allargando la crepa che si è creata tra noi negli anni, a causa di scelte di vita differenti, e di compagnie differenti, soprattutto. Piangevo perchè penso di avere una grande empatia con lei, a senso unico ovviamente. In quel momento non mi sentivo dietro di lei con tutti gli altri, ero LEI, e credevo di capire cosa stesse provando. Un misto di sofferenza, paura, e un poco di convinzione del passo che stava facendo. Convinta si, ma non troppo. Si sarà chiesta "cosa farò dopo? Sto facendo davvero la cosa giusta? Lascerò tutti qui con i propri problemi e io non potrò aiutarli perchè sarò troppo lontana" cose così. E' stata coraggiosa, probabilmente io mi sarei battuta egoisticamente per fare in modo che lui non andasse a studiare dall'altra parte del mondo, oppure lo avrei lasciato andare da solo, con tutti i rischi. Io non mi muoverò mai dall'Italia, perchè credo ancora che chi ha qualcosa tra le mani (abilità, attitudine, talento) sia in grado di farsi largo QUI e di avere un futuro decente. Ma quando vieni chiamato da lì fuori non puoi certo tirarti indietro.
Forse io sono cretina. Mia madre mi dice spesso "ah certo, perchè se la Disney ti chiama e ti offre un lavoro lì, tu non ci vai!?" ho sempre risposto "no, non ci vado perchè sto bene qui, VOGLIO stare qui". Si, forse sono proprio stupida io, troppo attaccata a una terra che non mi offre nulla, e a una famiglia che comunque non posso aiutare, perchè non è aiutabile.
Tornando al matrimonio, sono stata investita da tanti sentimenti differenti. Avrei voluto dire e fare tante cose, ma non ci sono riuscita, lo hanno fatto le sue amiche al posto mio. Lo vedi nei suoi occhi le loro sono tutto per lei, e io passo le ore a chiedermi perchè non sia così anche nei miei confronti, cos'abbia di meno la mia persona. Posso dire di averla cresciuta io negli anni più importanti, tanti atteggiamenti li ha presi da me, tante passioni (tra cui il disegno). Noi due siamo uguali. Modo di parlare, di gesticolare, di pensare e qualche volta di agire.
Non ci avevo mai fatto caso, me lo disse il mio fidanzato la prima volta che gliela presentai. Mi disse "mamma mia vi somigliate proprio tanto!" e io "maddai, cioè?" "come parlate, come sorridete, le espressioni del viso!". Mi sentii molto lusingata di questo, come se mi avessero detto di somigliare al mio idiolo.
Pensandoci, forse sono io che ho assorbito il suo modo di essere, perchè ha una personalità talmente potente da investire qualunque cosa. Tanto è vero che anche le sue amiche hanno atteggiamenti simili, risultando però meno brillanti.
Le vedevo abbracciarsi tutte assieme, stringersi forte, e piangere. Piangeva anche lei, a un certo punto. Forse se avessi mostrato le mie vere emozioni, le avrei fatto capire, come loro, quanto tenessi a lei.
Facciamo spesso l'errore di pretendere che le persone capiscano ciò che sentiamo pur non mostrando alcuna emozione. Pensiamo "ma perchè a me non ci tiene quanto io tengo a lei/lui?"
Chiediamoci anche questo: noi cosa facciamo per far capire a una persona che teniamo a lei? Nulla.
Dirsi tra se e se quanto amiamo una persona, non significa che quella capisca al di fuori, non ha la palla di cristallo. Nella nostra stupidità noi sappiamo ciò che proviamo, DENTRO, ma pretendiamo che gli altri vedano, capiscano e si spera ricambino. Questo non può accadere, a meno che non ci sia qualcuno che straveda per te, e ti dia quello ciò di cui hai bisogno.
Mentre lei era dentro a far foto, io sono andata fuori e ho pianto un paio di volte, seduta su quel magnifico prato Toscano, voltando le spalle alla festa. Non desideravo dare spettacolo, e non volevo che mi vedesse in quello stato per non crearle ulteriore ansia e preoccupazione. Nessuno si è curato di questo, solo io. Ma il risultato è che ho mostrato semplicemente di non tenerci abbastanza, se mi fossi buttata addosso a lei in lacrime forse avrei fatto la mia porca figura. Avrei dovuto piangere più forte di tutti, per farle capire quanto in realtà le voglia bene. Ma ho sbagliato ancora.
Lei è venuta ad abbracciarmi, e io non ho saputo stringerla e dire qualcosa di sensato. I miei abbracci sono molli, con tutti. Una sciocca forma di orgoglio. Se abbraccio sono debole. Lo so che la forza è fare esattamente l'azione opposta, lo so che è un atteggiamento inutile e sbagliato, ma sono sempre stata così. Riesco a strapazzare solo il mio uomo perchè in fondo mi ricorda mio padre, e lui lo strapazzavo sempre. Se ci fosse stato ancora oggi, forse avrei continuato a stropicciargli la faccia, ma non posso. Mentre mi stringeva io mi sentivo sempre più debole, pensavo "checcazzo fai, stai sbagliando ad andare via, lascia perdere" oppure "hei tu, dille qualcosa, dille cosa senti". Ancora una volta non ho avuto la forza.
Se sono arrivata a questo la responsabilità è solo mia. Ho creduto per anni di perdere chi amavo non per causa mia, ma perchè non veniva rispettata la mia condizione. Il mio lavoro non mi permettie grossi rapporti sociali. Questo significa dire di no il 90% delle volte in cui vengo invitata ad uscire. Cosa costruisci così?? Nulla, che pretendi? Che le persone stiano ad aspettare te quando sei comoda? Certo che no. Le persone vanno avanti senza di te, si costruiscono una vita propria, diversa, con amici diversi e hai l'illusione che quando ti "svegli" ed esci un pò le cose siano come le hai lasciate l'ultima volta. E con il passare degli anni gli altri prendono il tuo posto. E' giusto così. Ho 28 anni e ho capito soltanto ieri che mi sono fatta sfuggire dalle mani una vita alla quale tengo davvero, e tante altre alle quali avrei dovuto dare importanza nei tempi opportuni. Ho 28 anni e sono sola, con due amici per il rotto della cuffia che non so come facciano a sopportarmi e nessun rapporto con zii e cugini. Niente, per loro sono stata pressochè indifferente ieri, perchè in realtà io non esisto, e questa è la verità. Se non esisto, è solo colpa mia, che non sono stata capace di lasciare lo spazio ai sentimenti, credendo che tutti stessero in attesa di un mio cenno di vita senza far nulla nel frattempo. Non si torna indietro e ormai non si va neanche avanti.
Lei è l'unica persona, l'unico essere umano a parte la mia famiglia capace di disarmarmi, di indebolirmi, che mi rende dipendente, succube. Ho tagliato i ponti con tanti negli anni, anche persone mooolto importanti che frequentavo tutti i giorni, molto più di lei. Ho tagliato i ponti senza fare una piega, ho pianto per un paio di giorni e me ne sono fatta una ragione. Con lei non è possibile chiudere. Ci ha provato qualche anno fa, e non ci siamo parlate per tre anni. Non so come si è finiti in quella situazione, e non ricordo come ne siamo uscite. Ma di fronte a lei io sono in ginocchio in catene, potrebbe fare di me quello che vuole. E' così e basta. Sarà che per me è ancora un indifesa undicenne, appassionata di Dragon Ball come me. Sarà che la vedo ancora divertirsi con le mie battute, con il mio disegnare situazioni particolari con i nostri personaggi preferiti. Le nostre passeggiate a Via del Corso ogni Sabato, le dormite a casa sua in salone nel sacco a pelo, suo fratello, allora piccolissimo, che mi si buttava addosso dicendomi che voleva sposarmi (e che oggi è tanto se ci salutiamo). Mi ritrovo a dir cose vecchie di dieci anni. Nel frattempo cosa è accaduto? Non lo so, il tempo è volato e lei ha trovato persone in grado di dimostrarle cosa provano con un abbraccio profondo e parole di conforto. Mi sono persa qualcosa e non posso tornare indietro. Non potrò mai prendermi quello che desidero, perchè avrei dovuto non prendere, ma costruire negli anni come han saputo fare altre persone e non io.
Ci siamo lasciate con un abbraccio, il suo era caldo, non troppo stretto. Il mio era debole e molle, ero priva di forze perchè non potevo pensare al futuro. Mi ha detto "sei stanca? Ce la fai a fare il viaggio di ritorno?" (una cosa simile) e io "si, semmai non riesco a pensare al tuo". Non ho saputo dire altro, e dopo quattro ore ero già a casa.
Mamma mi ha chiesto com'è andata, e dopo aver raccontato della cerimonia, sono scoppiata in lacrime confidandole questi sentimenti, con grande difficoltà. Non mi ha capita, ma nessuno può farlo, non sono una persona normale, finalmente ho la conferma.
Sono le cinque del mattino, e vorrei continuare il discorso. Ma che senso ha, quando bastava dire smplicemente "ti voglio bene" e magari esser stata più presente negli ultimi otto anni?. Questo blog mi salva perchè mi da la possibilità di sfogarmi davvero, di parlare un pò con me stessa, e di lasciar scritto un ricordo, seppure doloroso, di quello che provo. Tra qualche anno leggerò ancora queste parole sperando di farmici sopra una risata, o sperando che possano in qualche modo aiutami.
Me ne vado a letto, con gli occhi secchi, che bruciano perchè ho pianto ancora. Ho sonno e non so neanche che cosa ho scritto probabilmente. Domani si torna a lavoro.
Come diceva Gandalf?
"Non vi dirò non piangete, perchè non tutte le lacrime sono un male"
Per me è stato un "duro" colpo, non tanto per il matrimonio, quanto per il fatto che presto si trasferirà in Canada, con suo marito. Pare non ci fosse altra scelta. Lui è stato chiamato per studiare lì, roba di prestigio insomma, è un genio per davvero. Inizialmente doveva partire soltanto lui, ma in cuor mio sapevo che lei non sarebbe mai rimasta qui senza il suo compagno...chi lo farebbe?
Mesi fa le dissi proprio così "ao, non fa che te ne vai pure tu in Canada, eh?" ma l'antifonia era nell'aria, ripeto, non poteva andare in altri modi.
Durante la cerimonia ero lì, non molto distante da lei, seduta. Qualcuno tirava su il naso di continuo e si asciugava le lacrime col fazzoletto. Io? Cercavo di non mostrare alcuna emozione. Invece mi sono trovata con gli occhi gonfi, che mi imploravano di lasciar scendere quelle lacrime, non ce la facevano più a reggerle. Con una mossa fulminea, quasi ninja, me le sono asciugate senza l'utilizzo del fazzoletto, prova del fatto che stessi ...piagnucolando. Fortunatamente nessuno si è accorto di nulla.
Soffrivo perchè sapevo che quel passo l'avrebbe portata via da me, allargando la crepa che si è creata tra noi negli anni, a causa di scelte di vita differenti, e di compagnie differenti, soprattutto. Piangevo perchè penso di avere una grande empatia con lei, a senso unico ovviamente. In quel momento non mi sentivo dietro di lei con tutti gli altri, ero LEI, e credevo di capire cosa stesse provando. Un misto di sofferenza, paura, e un poco di convinzione del passo che stava facendo. Convinta si, ma non troppo. Si sarà chiesta "cosa farò dopo? Sto facendo davvero la cosa giusta? Lascerò tutti qui con i propri problemi e io non potrò aiutarli perchè sarò troppo lontana" cose così. E' stata coraggiosa, probabilmente io mi sarei battuta egoisticamente per fare in modo che lui non andasse a studiare dall'altra parte del mondo, oppure lo avrei lasciato andare da solo, con tutti i rischi. Io non mi muoverò mai dall'Italia, perchè credo ancora che chi ha qualcosa tra le mani (abilità, attitudine, talento) sia in grado di farsi largo QUI e di avere un futuro decente. Ma quando vieni chiamato da lì fuori non puoi certo tirarti indietro.
Forse io sono cretina. Mia madre mi dice spesso "ah certo, perchè se la Disney ti chiama e ti offre un lavoro lì, tu non ci vai!?" ho sempre risposto "no, non ci vado perchè sto bene qui, VOGLIO stare qui". Si, forse sono proprio stupida io, troppo attaccata a una terra che non mi offre nulla, e a una famiglia che comunque non posso aiutare, perchè non è aiutabile.
Tornando al matrimonio, sono stata investita da tanti sentimenti differenti. Avrei voluto dire e fare tante cose, ma non ci sono riuscita, lo hanno fatto le sue amiche al posto mio. Lo vedi nei suoi occhi le loro sono tutto per lei, e io passo le ore a chiedermi perchè non sia così anche nei miei confronti, cos'abbia di meno la mia persona. Posso dire di averla cresciuta io negli anni più importanti, tanti atteggiamenti li ha presi da me, tante passioni (tra cui il disegno). Noi due siamo uguali. Modo di parlare, di gesticolare, di pensare e qualche volta di agire.
Non ci avevo mai fatto caso, me lo disse il mio fidanzato la prima volta che gliela presentai. Mi disse "mamma mia vi somigliate proprio tanto!" e io "maddai, cioè?" "come parlate, come sorridete, le espressioni del viso!". Mi sentii molto lusingata di questo, come se mi avessero detto di somigliare al mio idiolo.
Pensandoci, forse sono io che ho assorbito il suo modo di essere, perchè ha una personalità talmente potente da investire qualunque cosa. Tanto è vero che anche le sue amiche hanno atteggiamenti simili, risultando però meno brillanti.
Le vedevo abbracciarsi tutte assieme, stringersi forte, e piangere. Piangeva anche lei, a un certo punto. Forse se avessi mostrato le mie vere emozioni, le avrei fatto capire, come loro, quanto tenessi a lei.
Facciamo spesso l'errore di pretendere che le persone capiscano ciò che sentiamo pur non mostrando alcuna emozione. Pensiamo "ma perchè a me non ci tiene quanto io tengo a lei/lui?"
Chiediamoci anche questo: noi cosa facciamo per far capire a una persona che teniamo a lei? Nulla.
Dirsi tra se e se quanto amiamo una persona, non significa che quella capisca al di fuori, non ha la palla di cristallo. Nella nostra stupidità noi sappiamo ciò che proviamo, DENTRO, ma pretendiamo che gli altri vedano, capiscano e si spera ricambino. Questo non può accadere, a meno che non ci sia qualcuno che straveda per te, e ti dia quello ciò di cui hai bisogno.
Mentre lei era dentro a far foto, io sono andata fuori e ho pianto un paio di volte, seduta su quel magnifico prato Toscano, voltando le spalle alla festa. Non desideravo dare spettacolo, e non volevo che mi vedesse in quello stato per non crearle ulteriore ansia e preoccupazione. Nessuno si è curato di questo, solo io. Ma il risultato è che ho mostrato semplicemente di non tenerci abbastanza, se mi fossi buttata addosso a lei in lacrime forse avrei fatto la mia porca figura. Avrei dovuto piangere più forte di tutti, per farle capire quanto in realtà le voglia bene. Ma ho sbagliato ancora.
Lei è venuta ad abbracciarmi, e io non ho saputo stringerla e dire qualcosa di sensato. I miei abbracci sono molli, con tutti. Una sciocca forma di orgoglio. Se abbraccio sono debole. Lo so che la forza è fare esattamente l'azione opposta, lo so che è un atteggiamento inutile e sbagliato, ma sono sempre stata così. Riesco a strapazzare solo il mio uomo perchè in fondo mi ricorda mio padre, e lui lo strapazzavo sempre. Se ci fosse stato ancora oggi, forse avrei continuato a stropicciargli la faccia, ma non posso. Mentre mi stringeva io mi sentivo sempre più debole, pensavo "checcazzo fai, stai sbagliando ad andare via, lascia perdere" oppure "hei tu, dille qualcosa, dille cosa senti". Ancora una volta non ho avuto la forza.
Se sono arrivata a questo la responsabilità è solo mia. Ho creduto per anni di perdere chi amavo non per causa mia, ma perchè non veniva rispettata la mia condizione. Il mio lavoro non mi permettie grossi rapporti sociali. Questo significa dire di no il 90% delle volte in cui vengo invitata ad uscire. Cosa costruisci così?? Nulla, che pretendi? Che le persone stiano ad aspettare te quando sei comoda? Certo che no. Le persone vanno avanti senza di te, si costruiscono una vita propria, diversa, con amici diversi e hai l'illusione che quando ti "svegli" ed esci un pò le cose siano come le hai lasciate l'ultima volta. E con il passare degli anni gli altri prendono il tuo posto. E' giusto così. Ho 28 anni e ho capito soltanto ieri che mi sono fatta sfuggire dalle mani una vita alla quale tengo davvero, e tante altre alle quali avrei dovuto dare importanza nei tempi opportuni. Ho 28 anni e sono sola, con due amici per il rotto della cuffia che non so come facciano a sopportarmi e nessun rapporto con zii e cugini. Niente, per loro sono stata pressochè indifferente ieri, perchè in realtà io non esisto, e questa è la verità. Se non esisto, è solo colpa mia, che non sono stata capace di lasciare lo spazio ai sentimenti, credendo che tutti stessero in attesa di un mio cenno di vita senza far nulla nel frattempo. Non si torna indietro e ormai non si va neanche avanti.
Lei è l'unica persona, l'unico essere umano a parte la mia famiglia capace di disarmarmi, di indebolirmi, che mi rende dipendente, succube. Ho tagliato i ponti con tanti negli anni, anche persone mooolto importanti che frequentavo tutti i giorni, molto più di lei. Ho tagliato i ponti senza fare una piega, ho pianto per un paio di giorni e me ne sono fatta una ragione. Con lei non è possibile chiudere. Ci ha provato qualche anno fa, e non ci siamo parlate per tre anni. Non so come si è finiti in quella situazione, e non ricordo come ne siamo uscite. Ma di fronte a lei io sono in ginocchio in catene, potrebbe fare di me quello che vuole. E' così e basta. Sarà che per me è ancora un indifesa undicenne, appassionata di Dragon Ball come me. Sarà che la vedo ancora divertirsi con le mie battute, con il mio disegnare situazioni particolari con i nostri personaggi preferiti. Le nostre passeggiate a Via del Corso ogni Sabato, le dormite a casa sua in salone nel sacco a pelo, suo fratello, allora piccolissimo, che mi si buttava addosso dicendomi che voleva sposarmi (e che oggi è tanto se ci salutiamo). Mi ritrovo a dir cose vecchie di dieci anni. Nel frattempo cosa è accaduto? Non lo so, il tempo è volato e lei ha trovato persone in grado di dimostrarle cosa provano con un abbraccio profondo e parole di conforto. Mi sono persa qualcosa e non posso tornare indietro. Non potrò mai prendermi quello che desidero, perchè avrei dovuto non prendere, ma costruire negli anni come han saputo fare altre persone e non io.
Ci siamo lasciate con un abbraccio, il suo era caldo, non troppo stretto. Il mio era debole e molle, ero priva di forze perchè non potevo pensare al futuro. Mi ha detto "sei stanca? Ce la fai a fare il viaggio di ritorno?" (una cosa simile) e io "si, semmai non riesco a pensare al tuo". Non ho saputo dire altro, e dopo quattro ore ero già a casa.
Mamma mi ha chiesto com'è andata, e dopo aver raccontato della cerimonia, sono scoppiata in lacrime confidandole questi sentimenti, con grande difficoltà. Non mi ha capita, ma nessuno può farlo, non sono una persona normale, finalmente ho la conferma.
Sono le cinque del mattino, e vorrei continuare il discorso. Ma che senso ha, quando bastava dire smplicemente "ti voglio bene" e magari esser stata più presente negli ultimi otto anni?. Questo blog mi salva perchè mi da la possibilità di sfogarmi davvero, di parlare un pò con me stessa, e di lasciar scritto un ricordo, seppure doloroso, di quello che provo. Tra qualche anno leggerò ancora queste parole sperando di farmici sopra una risata, o sperando che possano in qualche modo aiutami.
Me ne vado a letto, con gli occhi secchi, che bruciano perchè ho pianto ancora. Ho sonno e non so neanche che cosa ho scritto probabilmente. Domani si torna a lavoro.
Come diceva Gandalf?
"Non vi dirò non piangete, perchè non tutte le lacrime sono un male"
mercoledì 21 maggio 2014
Un generale "addio"
Stanno cambiando tante cose nella mia vita, ma ovunque io mi giri mi sembra di vedere il vuoto, negatività, sfortuna.
Non riesco più a prendere nulla con serenità, neanche le cose belle.
Le cose belle creano in me una specie di disagio, come se non ne fossi abituata. Un disagio talmente grande, da diventare comunque negatività e tristezza. Sono arrivata quindi, a un punto in cui qualsiasi cosa faccia, non sono felice.
Finalmente ho avuto la "forza" di togliermi da facebook. Non è ancora accaduto ma è imminente, ormai è deciso e parlo come se già non ci fossi più.
Dopo cinque anni di smadonnamenti, qualche risata e tanto, tanto lavoro...non ho conquistato nulla, non quello che desideravo. Sicuramente ho "rapito" il cuore a un po' di persone, ma non sono quelle che speravo..diciamo...si...qualcuno c'è...ma non tutti.
Una persona tra queste, stamattina mi ha "salutata" dicendomi di avermi tolto l'amicizia prima ancora che io mi cancellassi, così, tanto per avere un posto in più tra i suoi contatti, che fa sempre comodo. Dopo una breve conversazione, la conclusione è stata che "non mancherò a nessuno", per nessuno si intende la categoria cui fa parte questa persona, appunto il fumetto. Ho pensato tra me e me "hoho...che novità!!! lo sapevo già" ma di certo non mi aspettavo un simile atteggiamento. Sarà stato deluso dal mio comportamento dopo tanti consigli, ma c'è anche che, quando non te ne frega un cazzo delle persone, preferisci eliminarle dalla tua vita, come non dargli torto. O semplicemente dico cose vere e quindi scomode, su quell'ambiente pieno di leccaculi a non finire. Si, il 90% sono dei leccaculo schifosi e io solo lo dico (anzi, tanti hanno condiviso la mia opinione privatamente su facebook, furbastri!). Ma si sarò anche na rosicona, ma è la verità, è vero. Meglio nessuno tutta la vita che una montata di merda. Meglio pulire i cessi, che tanto stare su facebook non c'è tanta differenza sapete.
Questo è il secondo motivo che oggi ha scatenato un pianterello un'ora si e una no, fino adesso.
"Poveretta, povera vittima". Fino a prova contraria è proprio così, perché chiunque ce l'ha con me.
Il primo motivo della mia grossa incazzatura è accaduta proprio ieri. Ho discusso pesantemente con mia madre, e non sto a raccontarvi i particolari. Fatto sta che sono in piena "sindrome premestruale", e non è che venga presa da sintomi nuovi, anzi, sono come sempre, però con il mio "solito" accentuato oltre il limite..potete immaginare? Ecco.
E' vero che sono sempre ammusata, gobba sulla tavoletta grafica a tirar su soldi, ma è anche vero che non rompo mai il cazzo a nessuno, perfino quando sto fisicamente male. Non esce un "aia" un "oddio come sto male" silenzio, solo la mia espressione dice "quanto sto male". Questo significa però, che reprimo i sentimenti, e tengo dentro perfino un mal di testa. Questo fa bene alle orecchie altrui, ma danneggia me. Infatti ieri sono esplosa tra strilli e pianto, perché quando mia madre vede che sto male, non so per quale scozzese ragione..provoca. Di solito uno con le palle girate viene lasciato in pace, ma non qui. E' brutto sentirsi assaliti da tremila dubbi, pensieri, e non avere qualcuno in grado di tenerti a bada, anzi, alimenta lo stato d'animo negativo fino a farti esplodere. Non lo auguro a nessuno
Poveretta, povera vittima. Si, è ancora così.
Continuo a chiedermi se la causa di tutta questa insofferenza sia quasi esclusivamente il lavoro, e quello che mi ha comunicato questo ambiente per cinque anni. Di problemi ne avevo parecchi anche prima, ma negli ultimi anni sono peggiorata tantissimo. Mi dicono tutti "sarà il caso di cambiare lavoro?" mah, probabile, se va avanti così. Tanto, come ho scritto nel post precedente, se non sei in una casa editrice vieni considerato, nella migliore delle ipotesi, come uno che non conta niente, pur avendo maggiore talento di chi fa il galletto vallespluga. Perché c'è anche questo purtroppo.
E' brutto sacrificare amici, svaghi e soprattutto la famiglia, per un lavoro BELLO, ma smerdato dal sistema corrotto e mefitico. Lavoro quanto chi sta in Marvel ma la gente non lo sa e non si pone il problema. Zero soddisfazione, solamente tante ore di lavoro, tanti sacrifici per i soldi, non per soddisfazione, non per considerazione. Mi sono sentita sempre sola, sempre.
Chi fa il mio stesso lavoro non capisce, figuriamoci gli amici, che hanno preferito stare disoccupati, poveri in canna, o con un comunissimo lavoro, in comitiva e sempre in giro, puntandomi il dito contro e dicendo "tu non ci sei mai stata". Figuriamoci la famiglia che mi vede comodamente seduta a casa, a fare quello che secondo loro dovrei amare, ma che non amo più da molto tempo. Tanto mi alzo quando mi pare, bel lavoro, facile. A chi la pensa così, vorrei fargli consegnare una illustrazione completa al giorno, stando attenti ai toni colore, alla composizione, all'inchiostrazione, anatomia e prospettiva.
Forse non sono portata per questo lavoro, sono troppo selvaggia, mi piace la libertà, mi piace l'onestà e odio falsità e leccaculi. In questo lavoro non c'è libertà (soprattutto di parola), non c'è svago, e c'è anche che devi "saperci fare" ossia, per l'ennesima volta, farsi venire una lingua a paletta e utilizzarla bene sui buci di culo che ti interessano, si, lucidiamoli sti deretani, a mò di sbiancamento anale. Io non ci sto. Però poi se utilizzi due foto ammiccanti su facebook, ti accusano di metterle proprio per attirare le persone che vuoi. Se ste persone sono capre, e si svegliano soltanto con una foto mia...beh...è un problema loro. Pori repressi, sfigati, non lo so, ma non è affare mio, non è colpa mia se attira più un autoscatto che un disegno colorato per sei ore con fatica. Il problema non è il mio, è vostro che siete malati di mente, e non avete di meglio da guardare sui social, e probabilmente per strada.
Riprendiamo discorso parentela? La mia più grossa soddisfazione. Io non dirò più una parola, neanche un come stai. Non mi si può dire "sfogati con me" e quando lo faccio mi si ignora. Aoh, io non voglio rompere a nessuno, ma se tu mi chiedi sfogati pure, io lo faccio e mi aspetto una parola. Ma anche qui il discorso è lungo, difficile e scomodo. Ho fatto di tutto pur di far stare bene gli altri, e con la scusa del disegno avoglia te a cose in comune. Ah, no, si preferisce stare con gli amici, fare nottata con gli amici.
E' inutile, più ti affanni e più incontri indifferenza.
In tutto questo, sto finalmente per trasferirmi, me ne vado a Viterbo dal mio fidanzato. Sarà una buona mossa, o una pessima mossa? Mi sembra già di sentire il peso di un passo così grande. Ho sicuramente l'età per una mossa simile, ma forse non la testa, per quanto possa essere precisa e responsabile. Cambierà qualcosa cambiare luogo in cui vivere e lavorare? Quindi stare a sentire meno litigi, problemi, cazzi e mazzi, o io mi porterò tutto dietro a Viterbo? C'è questo rischio. C'è il rischio che io continui a sentirmi così, come sempre, ma in un'altra città. Ho il terrore di questo, sento che ormai niente può farmi cambiare stato d'animo. O cambio lavoro o mi ammazzo, e per come sono fatta il suicidio forse è moooolto più semplice!!!. Nella vita ho sognato solo tre lavori: doppiatrice, veterinaria e disegnatrice.
Forse avrei dovuto fare la veterinaria, per come sono fatta. Ma non avevo voglia di studiare così ho mollato l'idea. Ma ho capito che lo studio esiste in tutto, e penso proprio che ci sia più nel disegno, che nella medicina. Boh, forse ho detto una stronzata. Ma nel disegno finchè campi ti tocca studiare come se fosse il primo giorno eh, non c'è scampo. Poi se c'è chi diventa famoso con lo scarabocchio, buon per lui. Tanti hanno ciò che non meritano, il mondo va così.
Tornando al discorso cambiare vita...non lo so.Una parte di me vuole restare qui a prenderci cura di chi c'è, ma il mio prendere cura consiste soltanto nel dare qualche soldo per vari pagamenti, e a sorvegliare, fare la guardia come un cane. Non faccio altro. Non ho tempo ne di parlare ne di confidarmi. Un'altra parte di me prova rabbia e vuole andarsene via e lavorare in condizioni migliori e soprattutto più tranquille. Ma se io mi portassi dietro, appunto, questa negatività? Perché dalla famiglia puoi allontanarti, da te stesso, e dal lavoro che secondo te ti crea problemi, no. inoltre il mio ragazzo fa lo stesso lavoro. Competizione, gelosia eccetera. Temo che non camperei bene neanche tra le braccia di Spider-man, starei sempre a farmi problemi.
Ho paura di rovinare tutto, ho paura di rovinare un'altra persona e che questa mi lasci, perché con me non c'è scampo, non c'è riposo, non c'è soluzione. Andrei abbattuta, come con il cavallo zoppo. Io so zoppa di cervello, andrei abbattuta all'istante. Invece c'è qualcuno che cerca di curarmi, qualcuno che cerca cure e soluzioni tutti i giorni, ma si sa, se sei in fase terminale c'è poco da fare.
Si, mi sento in fase terminale. Mi sto spegnendo. Si sta spegnendo la voglia di vivere, di disegnare, di parlare, di respirare, di essere gentile e generosa. Non ho più la forza di fare nulla perché tanto qualunque sforzo non viene capito o apprezzato.
Il mio "generale addio" è il mio periodo facebook finito. Il mio lungo periodo dentro casa, sta per finire. Tutte le amicizie nate e morte, quelle che ho cercato di mantenere ammettendo i miei errori inutilmente, addio a quelle poche persone con le quali sono cresciuta che potevano darmi gioia invece hanno preferito l'indifferenza.
Questa estate tante cose cambieranno, e non spero troppo in un cambiamento positivo, sono piuttosto spaventata.
Mettici anche che la convivenza, ti porta a diventare quasi marito e moglie, non fidanzatini con la testa tra le nuvole, che pensano solo a sbaciucchiarsi. Mi piaceva, dico la verità. Le tante responsabilità invecchiano, fanno diventare stanchi e noiosi. Ma è il corso naturale della vita, infatti tutti gli adulti sono tristi e noiosi, io ho iniziato proprio bene!.
Fatto sta, che io questa estate, ho la possibilità di cambiare la mia storia, e ci proverò anche se so già cosa succederà.
Stay divided.
Non riesco più a prendere nulla con serenità, neanche le cose belle.
Le cose belle creano in me una specie di disagio, come se non ne fossi abituata. Un disagio talmente grande, da diventare comunque negatività e tristezza. Sono arrivata quindi, a un punto in cui qualsiasi cosa faccia, non sono felice.
Finalmente ho avuto la "forza" di togliermi da facebook. Non è ancora accaduto ma è imminente, ormai è deciso e parlo come se già non ci fossi più.
Dopo cinque anni di smadonnamenti, qualche risata e tanto, tanto lavoro...non ho conquistato nulla, non quello che desideravo. Sicuramente ho "rapito" il cuore a un po' di persone, ma non sono quelle che speravo..diciamo...si...qualcuno c'è...ma non tutti.
Una persona tra queste, stamattina mi ha "salutata" dicendomi di avermi tolto l'amicizia prima ancora che io mi cancellassi, così, tanto per avere un posto in più tra i suoi contatti, che fa sempre comodo. Dopo una breve conversazione, la conclusione è stata che "non mancherò a nessuno", per nessuno si intende la categoria cui fa parte questa persona, appunto il fumetto. Ho pensato tra me e me "hoho...che novità!!! lo sapevo già" ma di certo non mi aspettavo un simile atteggiamento. Sarà stato deluso dal mio comportamento dopo tanti consigli, ma c'è anche che, quando non te ne frega un cazzo delle persone, preferisci eliminarle dalla tua vita, come non dargli torto. O semplicemente dico cose vere e quindi scomode, su quell'ambiente pieno di leccaculi a non finire. Si, il 90% sono dei leccaculo schifosi e io solo lo dico (anzi, tanti hanno condiviso la mia opinione privatamente su facebook, furbastri!). Ma si sarò anche na rosicona, ma è la verità, è vero. Meglio nessuno tutta la vita che una montata di merda. Meglio pulire i cessi, che tanto stare su facebook non c'è tanta differenza sapete.
Questo è il secondo motivo che oggi ha scatenato un pianterello un'ora si e una no, fino adesso.
"Poveretta, povera vittima". Fino a prova contraria è proprio così, perché chiunque ce l'ha con me.
Il primo motivo della mia grossa incazzatura è accaduta proprio ieri. Ho discusso pesantemente con mia madre, e non sto a raccontarvi i particolari. Fatto sta che sono in piena "sindrome premestruale", e non è che venga presa da sintomi nuovi, anzi, sono come sempre, però con il mio "solito" accentuato oltre il limite..potete immaginare? Ecco.
E' vero che sono sempre ammusata, gobba sulla tavoletta grafica a tirar su soldi, ma è anche vero che non rompo mai il cazzo a nessuno, perfino quando sto fisicamente male. Non esce un "aia" un "oddio come sto male" silenzio, solo la mia espressione dice "quanto sto male". Questo significa però, che reprimo i sentimenti, e tengo dentro perfino un mal di testa. Questo fa bene alle orecchie altrui, ma danneggia me. Infatti ieri sono esplosa tra strilli e pianto, perché quando mia madre vede che sto male, non so per quale scozzese ragione..provoca. Di solito uno con le palle girate viene lasciato in pace, ma non qui. E' brutto sentirsi assaliti da tremila dubbi, pensieri, e non avere qualcuno in grado di tenerti a bada, anzi, alimenta lo stato d'animo negativo fino a farti esplodere. Non lo auguro a nessuno
Poveretta, povera vittima. Si, è ancora così.
Continuo a chiedermi se la causa di tutta questa insofferenza sia quasi esclusivamente il lavoro, e quello che mi ha comunicato questo ambiente per cinque anni. Di problemi ne avevo parecchi anche prima, ma negli ultimi anni sono peggiorata tantissimo. Mi dicono tutti "sarà il caso di cambiare lavoro?" mah, probabile, se va avanti così. Tanto, come ho scritto nel post precedente, se non sei in una casa editrice vieni considerato, nella migliore delle ipotesi, come uno che non conta niente, pur avendo maggiore talento di chi fa il galletto vallespluga. Perché c'è anche questo purtroppo.
E' brutto sacrificare amici, svaghi e soprattutto la famiglia, per un lavoro BELLO, ma smerdato dal sistema corrotto e mefitico. Lavoro quanto chi sta in Marvel ma la gente non lo sa e non si pone il problema. Zero soddisfazione, solamente tante ore di lavoro, tanti sacrifici per i soldi, non per soddisfazione, non per considerazione. Mi sono sentita sempre sola, sempre.
Chi fa il mio stesso lavoro non capisce, figuriamoci gli amici, che hanno preferito stare disoccupati, poveri in canna, o con un comunissimo lavoro, in comitiva e sempre in giro, puntandomi il dito contro e dicendo "tu non ci sei mai stata". Figuriamoci la famiglia che mi vede comodamente seduta a casa, a fare quello che secondo loro dovrei amare, ma che non amo più da molto tempo. Tanto mi alzo quando mi pare, bel lavoro, facile. A chi la pensa così, vorrei fargli consegnare una illustrazione completa al giorno, stando attenti ai toni colore, alla composizione, all'inchiostrazione, anatomia e prospettiva.
Forse non sono portata per questo lavoro, sono troppo selvaggia, mi piace la libertà, mi piace l'onestà e odio falsità e leccaculi. In questo lavoro non c'è libertà (soprattutto di parola), non c'è svago, e c'è anche che devi "saperci fare" ossia, per l'ennesima volta, farsi venire una lingua a paletta e utilizzarla bene sui buci di culo che ti interessano, si, lucidiamoli sti deretani, a mò di sbiancamento anale. Io non ci sto. Però poi se utilizzi due foto ammiccanti su facebook, ti accusano di metterle proprio per attirare le persone che vuoi. Se ste persone sono capre, e si svegliano soltanto con una foto mia...beh...è un problema loro. Pori repressi, sfigati, non lo so, ma non è affare mio, non è colpa mia se attira più un autoscatto che un disegno colorato per sei ore con fatica. Il problema non è il mio, è vostro che siete malati di mente, e non avete di meglio da guardare sui social, e probabilmente per strada.
Riprendiamo discorso parentela? La mia più grossa soddisfazione. Io non dirò più una parola, neanche un come stai. Non mi si può dire "sfogati con me" e quando lo faccio mi si ignora. Aoh, io non voglio rompere a nessuno, ma se tu mi chiedi sfogati pure, io lo faccio e mi aspetto una parola. Ma anche qui il discorso è lungo, difficile e scomodo. Ho fatto di tutto pur di far stare bene gli altri, e con la scusa del disegno avoglia te a cose in comune. Ah, no, si preferisce stare con gli amici, fare nottata con gli amici.
E' inutile, più ti affanni e più incontri indifferenza.
In tutto questo, sto finalmente per trasferirmi, me ne vado a Viterbo dal mio fidanzato. Sarà una buona mossa, o una pessima mossa? Mi sembra già di sentire il peso di un passo così grande. Ho sicuramente l'età per una mossa simile, ma forse non la testa, per quanto possa essere precisa e responsabile. Cambierà qualcosa cambiare luogo in cui vivere e lavorare? Quindi stare a sentire meno litigi, problemi, cazzi e mazzi, o io mi porterò tutto dietro a Viterbo? C'è questo rischio. C'è il rischio che io continui a sentirmi così, come sempre, ma in un'altra città. Ho il terrore di questo, sento che ormai niente può farmi cambiare stato d'animo. O cambio lavoro o mi ammazzo, e per come sono fatta il suicidio forse è moooolto più semplice!!!. Nella vita ho sognato solo tre lavori: doppiatrice, veterinaria e disegnatrice.
Forse avrei dovuto fare la veterinaria, per come sono fatta. Ma non avevo voglia di studiare così ho mollato l'idea. Ma ho capito che lo studio esiste in tutto, e penso proprio che ci sia più nel disegno, che nella medicina. Boh, forse ho detto una stronzata. Ma nel disegno finchè campi ti tocca studiare come se fosse il primo giorno eh, non c'è scampo. Poi se c'è chi diventa famoso con lo scarabocchio, buon per lui. Tanti hanno ciò che non meritano, il mondo va così.
Tornando al discorso cambiare vita...non lo so.Una parte di me vuole restare qui a prenderci cura di chi c'è, ma il mio prendere cura consiste soltanto nel dare qualche soldo per vari pagamenti, e a sorvegliare, fare la guardia come un cane. Non faccio altro. Non ho tempo ne di parlare ne di confidarmi. Un'altra parte di me prova rabbia e vuole andarsene via e lavorare in condizioni migliori e soprattutto più tranquille. Ma se io mi portassi dietro, appunto, questa negatività? Perché dalla famiglia puoi allontanarti, da te stesso, e dal lavoro che secondo te ti crea problemi, no. inoltre il mio ragazzo fa lo stesso lavoro. Competizione, gelosia eccetera. Temo che non camperei bene neanche tra le braccia di Spider-man, starei sempre a farmi problemi.
Ho paura di rovinare tutto, ho paura di rovinare un'altra persona e che questa mi lasci, perché con me non c'è scampo, non c'è riposo, non c'è soluzione. Andrei abbattuta, come con il cavallo zoppo. Io so zoppa di cervello, andrei abbattuta all'istante. Invece c'è qualcuno che cerca di curarmi, qualcuno che cerca cure e soluzioni tutti i giorni, ma si sa, se sei in fase terminale c'è poco da fare.
Si, mi sento in fase terminale. Mi sto spegnendo. Si sta spegnendo la voglia di vivere, di disegnare, di parlare, di respirare, di essere gentile e generosa. Non ho più la forza di fare nulla perché tanto qualunque sforzo non viene capito o apprezzato.
Il mio "generale addio" è il mio periodo facebook finito. Il mio lungo periodo dentro casa, sta per finire. Tutte le amicizie nate e morte, quelle che ho cercato di mantenere ammettendo i miei errori inutilmente, addio a quelle poche persone con le quali sono cresciuta che potevano darmi gioia invece hanno preferito l'indifferenza.
Questa estate tante cose cambieranno, e non spero troppo in un cambiamento positivo, sono piuttosto spaventata.
Mettici anche che la convivenza, ti porta a diventare quasi marito e moglie, non fidanzatini con la testa tra le nuvole, che pensano solo a sbaciucchiarsi. Mi piaceva, dico la verità. Le tante responsabilità invecchiano, fanno diventare stanchi e noiosi. Ma è il corso naturale della vita, infatti tutti gli adulti sono tristi e noiosi, io ho iniziato proprio bene!.
Fatto sta, che io questa estate, ho la possibilità di cambiare la mia storia, e ci proverò anche se so già cosa succederà.
Stay divided.
Addio Facebook!
Con questo messaggio, sto per lasciare il mondo di facebook, con estrema gioia.
Mentre pubblico il post, ne sto già scrivendo un altro, diciamo il seguito di questo qui.
"Entro il mio compleanno voglio cancellarmi da facebook.
Certo, verranno spazzati via tanti ricordi, racchiusi in foto, video e commenti. Ma non vale così tanto da rimetterci la salute.
Qui esce il vero io delle persone, un luogo dove puoi dire e fare quello che vuoi senza paura perchè nessuno può venire a metterti le mani addosso o dirti le cose in faccia. Su facebook teniamo la maschera nel cassetto, fuori la indossiamo e siamo più falsi, o semplicemente non ci sembra il caso di prendere a testate qualcuno.
Su facebook ho potuto studiare per cinque anni 5 categorie di persone:
Amici, parenti, fumettisti, fans e haters come li chiamate voi, mah, semplicemente gente a cui sto sui coglioni senza motivo.
Fans (che comprendono anche i maniaci ecc): pochi ma buoni. Anche se molti si vantano fan numeri uno quando neanche sono riusciti ad acquistare Sexual Symbiosis, per il gusto di avere un mio lavoro completo. Non mi frega nulla dei soldi, li ho già avuti ed è andata bene così. Ringrazio comunque chi mi ha incoraggiata in tutto questo tempo, persone che hanno speso nottate intere a cercare di aiutarmi con i miei problemi.
Parenti: non pensavo di rimanerci tanto male. Pensi di conoscerli come le tue tasche, invece riescono sempre a sorprenderti. Non ci sono mai, non ti cercano, non condividono i loro problemi e gioie con te. Preferiscono fare le cose con gli altri suppongo. Cugine che fanno figli (che non vedrò mai), che si sposano e io non ne so nulla. Ci sei o non ci sei è la stessa cosa, e la cosa che più mi addolora è l'indifferenza.
Haters: pochi ma stronzi. Gente che neanche ti conosce e chiacchiera senza sapere nulla della tua vita, ma pensa di saperne più di me. Alcuni sono fumettisti (con i quali non ho più contatti) e hanno osato dire cose che manco ai cani. Che utilizzo le foto per farmi "pubblicità", per farmi notare (pure fosse checcazzo vuoi? evidentemente non so fare di meglio), oppure che non sono professionale perchè mi lamento sempre (professionale tu che sbraiti tutti i giorni su facebook, con vari checcazzo me frega, hai da schiattà e non andiamo avanti, solo che sei lo fai tu sei cool, se lo faccio io non sono professionale)
Amici: grazie a questo social ho perso la mia migliore amica tre anni fa, se non quattro. Il bello è che è colpa mia, che l'ho costretta a iscriversi. E' uscito il peggio di se, cose che già percepivo ma mi sembravano innocenti e immature, niente di che. La situazione era ben peggiore, e ho dovuto dire basta.
Gli altri? Preferiscono fare le cose per i cavoli loro, perchè io non sono mai stata presente, e se lo sono "legato al dito" o semplicemente hanno capito che non sono di buona compagnia, e hanno ragione, non sono arrabbiata.
Amici che dicono di volerti bene, ma tanto. Però quando m'è morto il cane non ho sentito mezza parola da loro, che conoscevano il mio animale, visto, "frequentato" per anni. Considerato "l'amore loro" e altre stronzate. Quando è morta sono stata sola, devo solo ringraziare il fratello di Oscar e la sua fidanzata, se la scorsa estate non mi sono gettata dalla finestra. Senza dire nulla, ho mi sono stati vicino tanto tempo.
Io non ci sono quasi mai stata fisicamente, ma quando stavate a ricordare un giorno infelice, io avevo sempre una parola. Bisogno di un consiglio? Sono qui. Sono stata più coerente io, ad aver detto quasi mai "ti voglio bene".
Amici? Mi bastano quelli che ho e frequento quando posso, soltanto due.
E per ultimo..i fumettisti:
Tanto chi leggerà mai questo post? E' lungo e noioso, ma cercherò di dire le cose con le buone, buonissime. Anzi, potrebbe attirare persone che solitamente non mi cagano di pezza.
La delusione, forse più grande. Pensavo fossero tutti uniti, come una grande famiglia. Invece si fa come a scuola...ricordate? I gruppetti. Si, si fanno i gruppetti di tale casa editrice, o tale città. E' vero, è così!! è divertentissimo. Si mettono mi piace tra di loro, anche quando il lavoro postato è visibilmente orripilante. Facebook ha fatto il lavaggio del cervello a tutti, non solo a me. Sai per loro cosa conta? Non quanto vali, quanto sei bravo, conta solo per chi lavori. "lavori in Marvel? Benvenuto fratello mio" e giù di mi piace tra colleghi. Lavori per DC? "Mah fratello mio quanto sei bravo, il top!" giù de mi piace...e così via. Se tu hai quella bravura di cui parlano (quando sei nella loro casa editrice) ma NON lavori per nessuno...tac che nessuno ti considera, come se non fossi un professionista, come se non lavorassi bene. E' la verità ragazzi, e fa schifo, questo ambiente fa schifo, e io preferisco stare sola e farmi la mia strada, senza zeppe, leccamenti di bips e altro. Lavoro quanto loro io, magari meno bene, ma quanto loro. E mi sento na poveraccia che li cerca da semplice fan per avere un consiglio, quando nonostante tutto io sono collega, perchè facciamo lo stesso lavoro in maniera più o meno professionale.
Tra tanti pochi non sono così, e meritano tutto il mio rispetto e fiducia, loro sanno chi sono e spero che non si sentano offesi. Mi correggono i disegni, mostrano i loro trucchi, o chiedono dei disegni.
Frequenti la scuola del fumetto per 3 anni, e gli insegnanti neanche ti riconoscono. Oppure questi ti dicessero una volta "bel disegno", "sei migliorata" "sei peggiorata" "hmmm vorrei darti qualche dritta" o cose del genre. Indifferenza totale, eppure i soldi da me li avete presi, e, a parte questo..sono stata vostra allunna...non vi piace l'idea di continuare a seguirmi in qualche modo?. Sapete chi mi segue quando può? Chi non mi ha mai vista di persona! potrebbero fottersene invece parliamo su skype e mi aiutano tanto.
Questa è la verità. Puoi fare anche schifo ma se sei in casa editrice sei un Dio. Ma vi ricordo, che il fumettista è un lavoro come un altro. Non facciamo ne ricerca contro il cancro, ne lo curiamo, non contiamo un cazzo...quindi abbassiamo la cresta, me lo dico anche da sola.
Cinque anni, per tirare fuori poche persone molto, molto belle...meglio di niente no?
Comunque, il migliore consiglio, aiuto, sostegno...è arrivato solo ed esclusivamente da chi non mi ha mai vista di persona, o chi mi ha vista una volta. Pensa tu.
E ringrazio queste persone.
Avrei taaaanto altro da dire, ma penso di aver già fatto molti danni, ma tanto non romperò più a nessuno, e io stessa non mi straccerò i maroni tutto il giorno a sentire, vedere sempre le stesse cose da queste cinque categorie. Cinque anni tutti uguali, e io non mi voglio tanto male, io voglio uscire da questo inferno che tanto non porta a niente.
Detto questo, entro giugno cercherò di chiudere, quindi di me rimarrà un altro account
"yumemirai", il blog "vicologeco" (lavori), il blog "il fascino della divisa" (sfoghi personali), forse una pagina fan di me come cosplayer, e la mia e-mail: frieza_87@yahoo.it
Se siete interessati, potrete contattarmi comunque, e avere notizie sui miei lavori, o sulla mia mente malata.
Bona serata a tutti, mi scuso per gli errori di ortografia (ah perchè dimenticavo..è importante parlare bene l'italiano, se no sei na capra, ma ci è concesso dire bellerrimo, figherrimo o quelle cose che dite voi..quello si che è italiano)".
mercoledì 22 gennaio 2014
Mutande Hentai
Queste dovevo proprio mostrarvele.
Le ho trovate al mercatino di Viterbo. Sono da uomo ovviamente, ma non ho resistito, sono troppo originali!!!. Una ragazza le ha tirate su prima di me dicendo "mamma mia che schifo!!!" io non potevo farne a meno, non io che sono una fumettista porno!!
Sembra un hentai anni 90...lo riconoscete?
Le ho trovate al mercatino di Viterbo. Sono da uomo ovviamente, ma non ho resistito, sono troppo originali!!!. Una ragazza le ha tirate su prima di me dicendo "mamma mia che schifo!!!" io non potevo farne a meno, non io che sono una fumettista porno!!
Sembra un hentai anni 90...lo riconoscete?
martedì 21 gennaio 2014
Aria di crisi
Non mi riferisco alla crisi in Italia, ma a quella dentro di me.
Come al solito riguarda il lavoro.
Ci sono mesi in cui mi sento forte, e so che posso lavorare in maniera tutto sommato professionale. Ho i miei difetti (come tutti) e nonostante tutto, ciò che creo piace molto, e le richieste non mancano assolutamente, io vivo di questo.
Ma ci sono periodi in cui non sopporto come sta andando e di come probabilmente andrà la mia esistenza. Il disegno sta distruggendo la mia vita. Quei difetti del mio stile si ingigantiscono e mi portano a passare ore a correggere un viso o una qualsiasi anatomia, senza mai risolvere al cento per cento. Odio il disegno o la tavola che sto facendo ancora prima di averli finiti. Mi dico "porca troia questa cosa l'ho studiata per mesi, eppure continuo a sbagliarla sempre alla stessa maniera".
Più vado avanti e più mi sembra di sapere meno cose, di essere sempre meno portata e pronta per la carriera della fumettista. Tanti colleghi mi hanno detto di essersi sentiti proprio come me anni prima, ma non gli credo assolutamente. Certo, chiunque agli inizi si sente insicuro ma nessuno, di questo ne sono certa, sta affrontando e ha affrontato questo bellissimo lavoro come me.
Si, bellissimo, perché lo è. E lo sto odiando per colpa mia. Passo svariati minuti su facebook a osservare cosa fanno gli altri, postano"schizzi" di tre minuti (perché fa fico dire quanto ci hai messo, ma è lampante che certe cose hanno richiesto mooolto più di tre minuti) o illustrazioni complete che guardo con ammirazione e invidia. E lo vedo che in quel lavoro c'è divertimento. Non vedo fatica, pianto, dolore...ma vedo forza, dinamismo, vita. Quello che manca nei miei disegni. Si sente l'estrema rigidità del mio stato d'animo, si sente che sono tesa, che ho paura. Qualcuno lo ha percepito questo...ma non riesco a cambiare la mia condizione.
D'altra parte, però, c'è chi sta peggio di me, eppure si sente stocazzo. Un po' li invidio, un po' mi fanno pena perché non si rendono conto di quanto possano essere ridicoli ai miei occhi. Sottolineo i miei, perché questi sono molto più apprezzati di me. Il perché non si sa, e neanche vado a chiederlo.
Ci sta anche se sei antipatico, sei fottuto. Ti parlano dietro in una maniera assurda. Se invece lecchi il culo, allora forse hai una speranza che queste persone ti prendano in simpatia e magari ti notino, ti facciano entrare nel "gruppo". Io non sono quel tipo di persona.. mi faccio notare per altro purtroppo.
Mi sento confusa, finisco sempre col scrivere tremila cose differenti, ma io sto molto male dentro, non ce la faccio.
Mi sforzo tanto, ogni santo giorno. Ho rinunciato al divertimento, allo svago, per stare a casa d'avanti al pc a cercare di lavorare, di fare soldi, diventare qualcuno...di avere il rispetto di chi fa il mio stesso lavoro. Ma in questo ambiente, puoi magnare pure in testa a 3/4 nomi famosi, ma se non sei nessuno, non conti un cazzo. Se invece un incapace di merda ha pubblicato in Marvel, DC, quello che te pare...allora è un Dio, anche se disegna le braccia corte, i crani allungati, o donne che sembrano tutti uomini. Se certe cose le facessi io, mi sentirei dire sai cosa?? " ah ma non hai fatto le braccia corte? Ma quella testa??" Eccerto.
Odio quello che faccio per un insieme di cose, tra le quali questa. L'atteggiamento degli altri mi fa sentire piccola, incapace, superflua pur contando sicuramente più di qualcuno (di pochi eh). Mettici che non riesco a tirare fuori le idee pare pare a come le vedo nella testa (perfette di anatomia, composizione, colore), mettici che non so cosa devo farne del mio futuro da fumettista, se continuare a vivere nell'ombra più assoluta tra commissioni porno, o se buttarmi e propormi in una casa editrice. Le case editrici so serie, e io non sono come tanti sbruffoni che si sentono pronti a entrarci, quando dovrebbero giusto entrare da un oculista per capire che forse hanno bisogno di studiare ancora e ancora. Ed è quello he faccio io, studiare ancora e ancora per essere pronta, e sperare di non essere rifiutata. Ma per quanto ancora dovrò prepararmi?? Sento sempre più difficoltà, mi sembra di saperne sempre meno, e io non so come comportarmi.
Sono ossessionata dal disegno. Io lo amo davvero, ma mi sta ammazzando. Dovrebbe essere divertente ma per me non lo è più da tempo.
Se solo riuscissi a disegnare come desidero davvero, se solo avessi la conoscenza necessaria...allora si che mi divertirei davvero, allora si che me ne fregherei altamente di chi è più bravo di me, perché a quel punto anche io mi sentirei soddisfatta dello stile che mi sono costruita dopo tanti anni. Voglio amare quello che creo.. voglio amare i miei disegni, voglio essere capace di farli come si deve, come li vedo nella mia mente.
E' possibile? Perché solo io non ci riesco?
Stay divided.
Come al solito riguarda il lavoro.
Ci sono mesi in cui mi sento forte, e so che posso lavorare in maniera tutto sommato professionale. Ho i miei difetti (come tutti) e nonostante tutto, ciò che creo piace molto, e le richieste non mancano assolutamente, io vivo di questo.
Ma ci sono periodi in cui non sopporto come sta andando e di come probabilmente andrà la mia esistenza. Il disegno sta distruggendo la mia vita. Quei difetti del mio stile si ingigantiscono e mi portano a passare ore a correggere un viso o una qualsiasi anatomia, senza mai risolvere al cento per cento. Odio il disegno o la tavola che sto facendo ancora prima di averli finiti. Mi dico "porca troia questa cosa l'ho studiata per mesi, eppure continuo a sbagliarla sempre alla stessa maniera".
Più vado avanti e più mi sembra di sapere meno cose, di essere sempre meno portata e pronta per la carriera della fumettista. Tanti colleghi mi hanno detto di essersi sentiti proprio come me anni prima, ma non gli credo assolutamente. Certo, chiunque agli inizi si sente insicuro ma nessuno, di questo ne sono certa, sta affrontando e ha affrontato questo bellissimo lavoro come me.
Si, bellissimo, perché lo è. E lo sto odiando per colpa mia. Passo svariati minuti su facebook a osservare cosa fanno gli altri, postano"schizzi" di tre minuti (perché fa fico dire quanto ci hai messo, ma è lampante che certe cose hanno richiesto mooolto più di tre minuti) o illustrazioni complete che guardo con ammirazione e invidia. E lo vedo che in quel lavoro c'è divertimento. Non vedo fatica, pianto, dolore...ma vedo forza, dinamismo, vita. Quello che manca nei miei disegni. Si sente l'estrema rigidità del mio stato d'animo, si sente che sono tesa, che ho paura. Qualcuno lo ha percepito questo...ma non riesco a cambiare la mia condizione.
D'altra parte, però, c'è chi sta peggio di me, eppure si sente stocazzo. Un po' li invidio, un po' mi fanno pena perché non si rendono conto di quanto possano essere ridicoli ai miei occhi. Sottolineo i miei, perché questi sono molto più apprezzati di me. Il perché non si sa, e neanche vado a chiederlo.
Ci sta anche se sei antipatico, sei fottuto. Ti parlano dietro in una maniera assurda. Se invece lecchi il culo, allora forse hai una speranza che queste persone ti prendano in simpatia e magari ti notino, ti facciano entrare nel "gruppo". Io non sono quel tipo di persona.. mi faccio notare per altro purtroppo.
Mi sento confusa, finisco sempre col scrivere tremila cose differenti, ma io sto molto male dentro, non ce la faccio.
Mi sforzo tanto, ogni santo giorno. Ho rinunciato al divertimento, allo svago, per stare a casa d'avanti al pc a cercare di lavorare, di fare soldi, diventare qualcuno...di avere il rispetto di chi fa il mio stesso lavoro. Ma in questo ambiente, puoi magnare pure in testa a 3/4 nomi famosi, ma se non sei nessuno, non conti un cazzo. Se invece un incapace di merda ha pubblicato in Marvel, DC, quello che te pare...allora è un Dio, anche se disegna le braccia corte, i crani allungati, o donne che sembrano tutti uomini. Se certe cose le facessi io, mi sentirei dire sai cosa?? " ah ma non hai fatto le braccia corte? Ma quella testa??" Eccerto.
Odio quello che faccio per un insieme di cose, tra le quali questa. L'atteggiamento degli altri mi fa sentire piccola, incapace, superflua pur contando sicuramente più di qualcuno (di pochi eh). Mettici che non riesco a tirare fuori le idee pare pare a come le vedo nella testa (perfette di anatomia, composizione, colore), mettici che non so cosa devo farne del mio futuro da fumettista, se continuare a vivere nell'ombra più assoluta tra commissioni porno, o se buttarmi e propormi in una casa editrice. Le case editrici so serie, e io non sono come tanti sbruffoni che si sentono pronti a entrarci, quando dovrebbero giusto entrare da un oculista per capire che forse hanno bisogno di studiare ancora e ancora. Ed è quello he faccio io, studiare ancora e ancora per essere pronta, e sperare di non essere rifiutata. Ma per quanto ancora dovrò prepararmi?? Sento sempre più difficoltà, mi sembra di saperne sempre meno, e io non so come comportarmi.
Sono ossessionata dal disegno. Io lo amo davvero, ma mi sta ammazzando. Dovrebbe essere divertente ma per me non lo è più da tempo.
Se solo riuscissi a disegnare come desidero davvero, se solo avessi la conoscenza necessaria...allora si che mi divertirei davvero, allora si che me ne fregherei altamente di chi è più bravo di me, perché a quel punto anche io mi sentirei soddisfatta dello stile che mi sono costruita dopo tanti anni. Voglio amare quello che creo.. voglio amare i miei disegni, voglio essere capace di farli come si deve, come li vedo nella mia mente.
E' possibile? Perché solo io non ci riesco?
Stay divided.
domenica 19 gennaio 2014
Il fascino della divisa
Questo blog è stato creato solo per un mio sfogo personale. Avendo tanto bisogno di scrivere, ho deciso di farlo qui per non infastidire la "sensibile" gente di facebook (o non rompere i coglioni a famiglia e amici). Chiunque sia incuriosito da questo blog è il benvenuto, ma avverto da subito che potrebbe essere una continua polemica, con poco di positivo, ma non è detta l'ultima parola.
Qui non troverete una Rosita che cerca di essere professionale per avere lavoro e rispetto, troverete me, per quello che realmente sono.
Perché "il fascino della divisa"?
Il nome ha un doppio significato: fascino della divisa perché ho sempre subito il fascino della mimetica, della figura del militare. Inoltre mi sento sempre in guerra con me stessa e il mondo intero. Sempre sul chi va là, con il sospetto che qualcuno tenti di fregarmi.
Poi c'è la parola "divisa" che sta a significare che mi sento distaccata da tutte le altre persone. Per quanto mi sforzi di piacere a tutti, o di sentirmi parte di un gruppo, alla fine mi sento sempre messa da parte. A volte lo desidero, ma il più delle volte non riesco proprio a piacere per il mio carattere scontroso ed estremamente polemico.
Stay divided.
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