E' passato quasi un anno dall'ultimo post.
Mi ero promessa di utilizzare questo blog per sfogarmi invece di scrivere su facebook e rompere le palle ai miei poveri contatti. Ma, tra una cosa e l'altra, mi è sempre sembrato più veloce e comodo il social.
Non mi sento bene, è qualche giorno che sono veramente di malumore..sarà il ciclo? Di solito mi fa imbizzarrire molto prima. Fatto sta che mi sento giù, potessi stare tutto il giorno a letto lo farei..ma ho progetti molto più importanti per me, e mi sforzo di stare in piedi e continuare a fare, e fare, e fare...fare sempre tutto il giorno. Quanto c'ho da fare, non si sa. E ringrazio il cielo perchè faccio soldi e tengo la mente occupata dai pensieri orribili...che avevo tenuto a freno fino a qualche giorno fa, e piuttosto a lungo.
Poi, inevitabilmente, arriva il crollo...ci sta qualche volta.
In realtà non so a cosa sia dovuto di preciso..un'insieme di emozioni contrastanti e situazioni ognuna completamente diversa dall'altra. Le cose a casa vanno sempre peggio, mamma vuole addirittura cambiare casa, città...avvicinarsi a me. Questo è positivo, ma vorrebbe dire non tornare mai più a Roma...perchè farlo quando sarà una città che non ti offrirà più niente? Ne una casa, a malapena amici, ne parenti, ne divertimento. Lascerò per sempre delle minuscole realtà che mi ero creata in una città gigantesca: il mercatino il venerdì mattina, con tutti gli indianini che mi chiedono come sto, le colazioni al bar, i giretti per la Garbatella, le capatine in fumetteria, quel poco di tempo passato con gli amici....la mia bellissima casa, anche se piena di brutti ricordi. Piccole cose, che però finiranno. Il Romics? Finito pure quello. Una volta andata via, ma a chi je và di prendere il treno e tornare a Roma? Per fare cosa?. Ecco il primo motivo di inquietudine e tristezza.
Ho nominato il Romics...il cosplay. Finito anche quello...si...volge al termine un altro capitolo della mia vita, uno dei pochi bello e spensierato. Quando ho iniziato avrò avuto circa quattordici anni. Costumacci giusto per pagare meno l'entrata...poi ho capito che mi piaceva interpretare i personaggi che amavo, e volevo rappresentarli al meglio. L'ho fatto dignitosamente per anni, e ho avuto il piacere di conoscere tanta bella gente (anche se un pò pazza) che rivedevo ogni anno lì..."stessa spiaggia, stesso mare". Foto, risate, quattro chiacchiere...era come un quartiere ormai, dove ci si incontrava, anche se per una sola volta l'anno. Mi piaceva.
Si cresce, si cambia, purtroppo. Il cosplay non prevede età, è questo il bello...ma la testa si evolve e a volte vuole andare in direzioni diverse. Questo non significa che chi continua a far cosplay a quarant'anni sia un idiota, ma siamo tutto diversi. Io ho visto quel piccolo mondo cambiare attorno a me, e anche abbastanza improvvisamente. Un anno prima eravamo ancora tutti lì, supergasati...e l'anno dopo non c'era più nessuno di quelli che conoscevo, ed era pieno di bambocci puzzolenti con i loro pigiamoni di pelo, credendo di far cosplay. Le cose sono cambiate da tre anni, e per questi tre anni mi sono imposta di far comunque cosplay per vedere se riuscivo a provare le emozioni di una volta. Ci sono cascata per altri tre anni, come ho detto. In questi tre anni ho capito che non è più cosa: non provo più alcuna emozione, mi sento sola, fuori posto, e nessuno fa più caso al tuo costume se è fatto a mano oppure no. E gli altri? Dove sono finiti? Mai più ne visti ne sentiti, so che alcuni hanno cambiato città, sono finiti perfino in Giappone e si sono SPOSATI. La parola "matrimonio" mi ha sbattuto sul naso la dura realtà, cioè che ormai siamo tutti adulti, ognuno coi suoi impegni, la sua vita...fine dei giochi insomma. Anche se questo non è del tutto esatto perchè c'è chi lo trova il tempo per il cosplay o il divertimento. Ma dentro di me sta morendo tutto ciò che è legato alla mia adolescenza, tutto ciò che c'era di bello. Poca roba bella, ma intensa. Il cosplay era l'unica nota positiva e gioiosa che avevo nell'arco dell'anno...quando ero più piccola. Facevo il conto alla rovescia mesi prima, e mi rendeva felice quando attorno avevo tanta pena e malinconia..era l'unico spiraglio di divertimento e serenità. Finito.
Mettiamoci pure che è pieno di stands delle scuole del fumetto o delle case editrici, nei quali vedo i miei colleghi fumettisti impegnarsi per promuovere i loro progetti, o semplicemente farsi vedere all'opera. Mi trovo in costume a passare davanti a chi fa il mio stesso lavoro e mi dico "checcazzo sto facendo? Io dovrei essere lì con loro!!" e vado in conflitto. Vado in fiera in borghese, vedo i cosplayers che si divertono, e vado di nuovo in conflitto perchè vorrei essere in costume anche io e ridere. Ma poi so che mi vesto e non rido...non più. Mi trovo tra cosplay e fumetto, e per un momento non so chi sono, e chi voglio essere. Finirà che non sarà nulla...anzi..sarò la fumettista asociale e solitaria, perchè io mi do da fare dietro le quinte, e non mi butto in campo come fanno gli altri, che amano esibirsi.
Oggi questo spiraglio è il mio lavoro. Mi fa dannare come na pazza, ma se non avessi la mia passione, il mio lavoro, sarei un'ameba senza scopo e, cosa più grave, avrei la mente completamente vuota, da riempire di negatività. Il troppo lavoro mi costringe a tenere la mente occupata al 90% tutto il santo giorno...e ringrazio il padre eterno per questo. Anzi, ringrazio ME per avere talento e per avere il coraggio e la forza di portarlo avanti ogni giorno e con sempre più impegno e costanza. Si, una volta tanto posso dirmi "grazie" perchè mi sto impegnando davvero tanto nonostante la mia esistenza difficile. Difficile si, perchè sai cosa passa di me? Che lavoro comodamente da casa e faccio quello che amo e questo fa pensare automaticamente che ciò non comporti alcuna difficoltà. Poveri scemi proprio. Si, che ce vole? Na passeggiata de salute lavorare sedici ore al giorno, a studiare continuamente per tutta la vita e mettere su carta le peggiori fantasie erotiche delle persone. Facile. E si parla come se questo lavoro mi fosse stato regalato da qualcuno.. "facile per lei, tutto in salita". A belli, se faccio questo lavoro è perchè mi stò impegnando, nessuno disegna al mio posto, nessuno studia al mio posto..sono IO soltanto a fare questo per me stessa, e se oggi ci campo è perchè me lo sono SUDATO e MERITATO. Se riesco a campare facendo ciò che mi piace e da casa per giunta...significa che sono brava, e voi, se non potete ottenere la stessa cosa...avete poca forza di volontà, siete deboli e senza talento..colpa vostra, non mia che impegno la mia esistenza solo in questo. Invece di giudicare me, impegnatevi in quello che vi piace fare, sprecate le forze su quello che volete voi, non su quello che faccio io.
Vedi? Vado in confusione anche qui. N'accozzaglia di parole, di situazioni diverse...ma è così, è questo che mi fa soffrire. L'incomprensione da parte degli altri, l'incapacità e mancanza di voglia di farsi nuovi amici, gente che viene, gente che và, l'impressione di non essere importante per nessuno, problemi familiari e decisioni drastiche. Mi sento stanchissima, e in questa stanchezza devo trovare la forza di lavorare al meglio e non deludere nessuno. Vorrei non deludere me, e iniziare il progetto della mia vita. Si, realizzare il mio fumetto. Mio al cento per cento, dalla sceneggiatura ai disegni. Ho poco tempo da dedicargli, e il fantasma del progetto gira ormai da un paio di anni. Riuscissi a realizzarlo davvero, forse avrei un pò più di rispetto, di prestigio...e un pò più di auostima. Vorrei tanto pubblicare progetti miei, tanti...perchè di idee ne ho. Chissà se riuscirò a fare qualcosa il prossimo anno, chissà se troverò un pò di pace, chissà se imparerò ad accettare i cambiamenti, l'età che avanza, le persone lontane che non torneranno tanto presto.
No, continuerò a non fare niente, e non accettare niente, mi conosco.
Porca miseria, quanto mi sento triste stanotte.
lunedì 3 ottobre 2016
venerdì 6 novembre 2015
Non avere le parole e parlare troppo
Cazzarola, mi ritrovo a scrivere più su questo blog dimenticato da Dio, che su l'altro, quello serio, dove si lavora. Però a modo suo è serio anche questo, perchè mi permette di tirare fuori quello che ho dentro (il che è troppo importante) senza assillare nessuno.
Domani C. parte per il Canada. Parte per il Canada. Parte per il Canada.
Qualche secondo di black-out, desolatachiedoscusa.
Mi sento come se avessi perso un fidanzato...vuota, non ho voglia di fare nulla..è stata una settimana pesante infatti. Ho pianto, ho avuto picchi di forte depressione, ma ho dovuto continuare a fare il solito, perchè le consegne sono tante e non posso riposarmi.
Ci siamo salutate l'ultima volta la scorsa Domenica e sembra essere passata una eternità. Se non mi trovassi in un'altra città attualmente, forse sarei riuscita a rivederla, invece no.
Insomma, sono scesa giù e abbiamo preso qualcosa al bar assieme, come non avevamo mai fatto purtroppo...non so perchè, ma è sicuramente colpa mia. Ah, piccola parentesi: mi ha lasciato due suoi oggetti: un ciondolo a forma di geco, e un portachiavi, sempre a forma di geco, che aveva da oltre dieci anni sul quale ho sbavato sempre, lascio immaginare di quanto possa essere tornata indietro la mia testa.Chiusa parentesi.
Abbiamo parlato di tutto, dai cartoni animati ai discorsi sulla metafisica. Lei legge tanto, è sveglia e più sapiente, a volte mi piace farmi spiegare quello che forse non ho capito. Dopo siamo state al parchetto dietro al mercato, oggi sistemato a puntino, (tanti anni fa era solo una landa desolata, secca, piena di preservativi usati...blè) abbiamo continuato a parlare in quella giornata senza sole ma caldina. Il cielo era di quel bianco accecante come se volesse piovere ma non è abbastanza scuro, quindi nu ja fa. E' proprio come dicono, quel tipo di cielo mette tristezza dentro, quasi meglio il diluvio.
Trascorso quel poco di tempo che avevamo a disposizione, abbiamo dovuto darci l'arrivederci. C'è stato qualche minuto di imbarazzo, del tipo "hmm...vabè...eh insomma..." come per dire "dobbiamo staccarci mo, ma non sappiamo come dirlo". Inizia lei abbracciandomi. Il mio rammarico è che non sono riuscita a stringerla come volevo, FORTE. C'era mia sorella (noi tre siamo sempre state assieme) e non mi sentivo molto libera, temevo che lei potesse provare gelosia, visto che io con gli abbracci sono stitica, perfino con lei.
Insomma, mentre mi perdevo tra le sue braccia (nel vero senso della parola, io sono alta 1,60m e lei 1,75) mi diceva di essere forte, di non farmi prendere dalle mie solite ansie, e che avrebbe continuato a visitare il blog, quindi a sostenere tutto quello che farò in futuro. Io annuivo senza dire nulla perchè in realtà già avevo gli occhi lucidi e cercavo di non singhiozzare o di fare la voce da pianto.
Ha poi aggiunto "ti voglio bene". Non ce l'ho fatta. Non me lo aspettavo perchè anche lei con certi termini ci va molto piano. Mi è scesa una lacrima e le ho detto che anche io gliene volevo, con un filo di voce perchè il carattere alla Vegeta (di merda) è sempre in agguato. Mentre piagnucolavo mi baciava la testa senza dire altro. Penso sia uno dei gesti più belli rivolti alla mia persona.
Qualche minuto dopo era già lontana, si girava ogni tanto per vedere se eravamo ancora lì. Io sono rimasta finchè non l'ho più vista.
Salita a casa ho avuto il vero crollo, con mamma che mi diceva che le cose cambiano e che devo accettarlo, dopotutto lei va solo a stare bene.
E' vero, e io nel mio egoismo le ho mostrato solo il mio disappunto e le mie lacrime, rendendole tutto più difficile. Avrei dovuto solo sdrammatizzare, ma non volevo neanche passare per menefreghista, visto che al suo matrimonio tutte le sue amiche hanno pianto e ri-pianto facendosi ben notare. Io ho solo seguito l'istinto dopotutto. Non voglio che se ne vada, non lo vorrò mai. Ma posso solo rispettare la scelta e augurarle il meglio. A lei e a quel meraviglioso uomo che si è sposata.
Però sono anche tanto incazzata con me stessa. L'ho sempre detto che vivrò e morirò di sensi di colpa, consapevole di non fare cose che in realtà vorrei e dovrei fare ma che non le farò, per poi pentirmi dopo. Sai cosa avrei voluto? Avrei voluto mettere da parte il lavoro qualche volta, e vedere di più lei. Da piccole uscivamo fisso una volta a settimana, e non so quando e perchè questa magia si è interrotta. Forse perchè ognuna era impegnata con lavoro, corsi, studi, fidanzati eccetera. Ci siamo perse e ritrovate dopo qualche anno, ma ormai ognuna aveva la sua vita. E io sempre a dire "ho le consegne, devo lavorare, vediamo la settimana prossima" bla bla bla...intanto mesi e anni sono passati, e mi ritrovo senza di lei, quando avrei potuto stare seduta in quel bar a parlarle quella volta a settimana che in realtà non mi sarebbe costato nulla. Non l'ho fatto, e ora crepo di rimpianti.
Ci rivedremo quando io avrò più di 30 anni e lei quasi. Tornerà in primavera..ma per quanto? Giusto per un saluto, come quando ci siamo separate...è proprio poco. Inoltre avrà la fila tipo fumettista al Romics...con tutte le persone che la amano. Come fai a non amarla? Una persona dal cuore buono, onesto...e cosa fondamentale..che ti sa ascoltare. Perchè oggi quando dici qualcosa che interessa, si prende lo smartphone e si guarda facebook, mentre l'altro parla. Si, questo è stato visto e appurato. Lei ti ascolta, le piace ascoltare, e soprattutto ama aiutare il prossimo..come me. Siamo uguali in questo.
Domani alle 15 partirà. Il mio desiderio era quello di farmi trovare all'aeroporto in verità...ma sua mamma mi ha consigliato di non farlo per non creare ulteriore ansia, ed ha ragione. Domani sarei tornata a Roma solo per lei, per rivederla, ma ammetto che per me sarebbe stato straziante, peggio di Domenica scorsa. Non ce la faccio.
Sai cosa succederà? Lo dico adesso. Domani i suoi amici le faranno la sorpresa all'aeroporto, e io non ci sarò, sentendomi in colpa perchè così facendo non ho dimostrato abbastanza affetto. Domani sera penso che starò parecchio male per questo..ma davvero non ce la posso fare. Per alcune cose sono forte, per altre no. Qualunque cosa scelga di fare mi sento in difetto. Se vado la faccio stare peggio, se non vado pare che me ne fotto. Non è così...non è così.
Non so se scriverle su facebook adesso, e augurarle buon viaggio. Non so che cosa fare, Scrivo o no? Cosa dico? Come la dico? Mi scoppia la testa da questa mattina. Quel ciondolo meraviglioso che mi ha lasciato, adesso è una delle cose pià preziose che ho, anche se ha un ricordo un pò triste. Lo porto più che posso senza rovinarlo, e..si, come un'idiota, lo tengo sotto al cuscino, nella mia mano stretta, quando vado a dormire. Mi vergongo tanto di questa cosa, perchè è infantile, e non sto parlando di un morto. Lei c'è, sta bene e io sono grande per questi atteggiamenti. D'altronde non lo sa nessuno, e lei non leggerà mai queste righe. Rimane tra me e quei pochi che arrivano qui per caso, non so come.
Stringo quel ciondolo e la mente viaggia, un viaggio lungo tantissimi anni.
Ho tanto altro da dire..ma per oggi basta così, mi sto straziando davvero tanto. Non sto neanche a rileggere, a correggere errori grammaticali, di battitura e quello che è.
Continuerò a parlare da sola, di questo, nei prossimi giorni.
Buon viaggio nipote, ti voglio bene.
Domani C. parte per il Canada. Parte per il Canada. Parte per il Canada.
Qualche secondo di black-out, desolatachiedoscusa.
Mi sento come se avessi perso un fidanzato...vuota, non ho voglia di fare nulla..è stata una settimana pesante infatti. Ho pianto, ho avuto picchi di forte depressione, ma ho dovuto continuare a fare il solito, perchè le consegne sono tante e non posso riposarmi.
Ci siamo salutate l'ultima volta la scorsa Domenica e sembra essere passata una eternità. Se non mi trovassi in un'altra città attualmente, forse sarei riuscita a rivederla, invece no.
Insomma, sono scesa giù e abbiamo preso qualcosa al bar assieme, come non avevamo mai fatto purtroppo...non so perchè, ma è sicuramente colpa mia. Ah, piccola parentesi: mi ha lasciato due suoi oggetti: un ciondolo a forma di geco, e un portachiavi, sempre a forma di geco, che aveva da oltre dieci anni sul quale ho sbavato sempre, lascio immaginare di quanto possa essere tornata indietro la mia testa.Chiusa parentesi.
Abbiamo parlato di tutto, dai cartoni animati ai discorsi sulla metafisica. Lei legge tanto, è sveglia e più sapiente, a volte mi piace farmi spiegare quello che forse non ho capito. Dopo siamo state al parchetto dietro al mercato, oggi sistemato a puntino, (tanti anni fa era solo una landa desolata, secca, piena di preservativi usati...blè) abbiamo continuato a parlare in quella giornata senza sole ma caldina. Il cielo era di quel bianco accecante come se volesse piovere ma non è abbastanza scuro, quindi nu ja fa. E' proprio come dicono, quel tipo di cielo mette tristezza dentro, quasi meglio il diluvio.
Trascorso quel poco di tempo che avevamo a disposizione, abbiamo dovuto darci l'arrivederci. C'è stato qualche minuto di imbarazzo, del tipo "hmm...vabè...eh insomma..." come per dire "dobbiamo staccarci mo, ma non sappiamo come dirlo". Inizia lei abbracciandomi. Il mio rammarico è che non sono riuscita a stringerla come volevo, FORTE. C'era mia sorella (noi tre siamo sempre state assieme) e non mi sentivo molto libera, temevo che lei potesse provare gelosia, visto che io con gli abbracci sono stitica, perfino con lei.
Insomma, mentre mi perdevo tra le sue braccia (nel vero senso della parola, io sono alta 1,60m e lei 1,75) mi diceva di essere forte, di non farmi prendere dalle mie solite ansie, e che avrebbe continuato a visitare il blog, quindi a sostenere tutto quello che farò in futuro. Io annuivo senza dire nulla perchè in realtà già avevo gli occhi lucidi e cercavo di non singhiozzare o di fare la voce da pianto.
Ha poi aggiunto "ti voglio bene". Non ce l'ho fatta. Non me lo aspettavo perchè anche lei con certi termini ci va molto piano. Mi è scesa una lacrima e le ho detto che anche io gliene volevo, con un filo di voce perchè il carattere alla Vegeta (di merda) è sempre in agguato. Mentre piagnucolavo mi baciava la testa senza dire altro. Penso sia uno dei gesti più belli rivolti alla mia persona.
Qualche minuto dopo era già lontana, si girava ogni tanto per vedere se eravamo ancora lì. Io sono rimasta finchè non l'ho più vista.
Salita a casa ho avuto il vero crollo, con mamma che mi diceva che le cose cambiano e che devo accettarlo, dopotutto lei va solo a stare bene.
E' vero, e io nel mio egoismo le ho mostrato solo il mio disappunto e le mie lacrime, rendendole tutto più difficile. Avrei dovuto solo sdrammatizzare, ma non volevo neanche passare per menefreghista, visto che al suo matrimonio tutte le sue amiche hanno pianto e ri-pianto facendosi ben notare. Io ho solo seguito l'istinto dopotutto. Non voglio che se ne vada, non lo vorrò mai. Ma posso solo rispettare la scelta e augurarle il meglio. A lei e a quel meraviglioso uomo che si è sposata.
Però sono anche tanto incazzata con me stessa. L'ho sempre detto che vivrò e morirò di sensi di colpa, consapevole di non fare cose che in realtà vorrei e dovrei fare ma che non le farò, per poi pentirmi dopo. Sai cosa avrei voluto? Avrei voluto mettere da parte il lavoro qualche volta, e vedere di più lei. Da piccole uscivamo fisso una volta a settimana, e non so quando e perchè questa magia si è interrotta. Forse perchè ognuna era impegnata con lavoro, corsi, studi, fidanzati eccetera. Ci siamo perse e ritrovate dopo qualche anno, ma ormai ognuna aveva la sua vita. E io sempre a dire "ho le consegne, devo lavorare, vediamo la settimana prossima" bla bla bla...intanto mesi e anni sono passati, e mi ritrovo senza di lei, quando avrei potuto stare seduta in quel bar a parlarle quella volta a settimana che in realtà non mi sarebbe costato nulla. Non l'ho fatto, e ora crepo di rimpianti.
Ci rivedremo quando io avrò più di 30 anni e lei quasi. Tornerà in primavera..ma per quanto? Giusto per un saluto, come quando ci siamo separate...è proprio poco. Inoltre avrà la fila tipo fumettista al Romics...con tutte le persone che la amano. Come fai a non amarla? Una persona dal cuore buono, onesto...e cosa fondamentale..che ti sa ascoltare. Perchè oggi quando dici qualcosa che interessa, si prende lo smartphone e si guarda facebook, mentre l'altro parla. Si, questo è stato visto e appurato. Lei ti ascolta, le piace ascoltare, e soprattutto ama aiutare il prossimo..come me. Siamo uguali in questo.
Domani alle 15 partirà. Il mio desiderio era quello di farmi trovare all'aeroporto in verità...ma sua mamma mi ha consigliato di non farlo per non creare ulteriore ansia, ed ha ragione. Domani sarei tornata a Roma solo per lei, per rivederla, ma ammetto che per me sarebbe stato straziante, peggio di Domenica scorsa. Non ce la faccio.
Sai cosa succederà? Lo dico adesso. Domani i suoi amici le faranno la sorpresa all'aeroporto, e io non ci sarò, sentendomi in colpa perchè così facendo non ho dimostrato abbastanza affetto. Domani sera penso che starò parecchio male per questo..ma davvero non ce la posso fare. Per alcune cose sono forte, per altre no. Qualunque cosa scelga di fare mi sento in difetto. Se vado la faccio stare peggio, se non vado pare che me ne fotto. Non è così...non è così.
Non so se scriverle su facebook adesso, e augurarle buon viaggio. Non so che cosa fare, Scrivo o no? Cosa dico? Come la dico? Mi scoppia la testa da questa mattina. Quel ciondolo meraviglioso che mi ha lasciato, adesso è una delle cose pià preziose che ho, anche se ha un ricordo un pò triste. Lo porto più che posso senza rovinarlo, e..si, come un'idiota, lo tengo sotto al cuscino, nella mia mano stretta, quando vado a dormire. Mi vergongo tanto di questa cosa, perchè è infantile, e non sto parlando di un morto. Lei c'è, sta bene e io sono grande per questi atteggiamenti. D'altronde non lo sa nessuno, e lei non leggerà mai queste righe. Rimane tra me e quei pochi che arrivano qui per caso, non so come.
Stringo quel ciondolo e la mente viaggia, un viaggio lungo tantissimi anni.
Ho tanto altro da dire..ma per oggi basta così, mi sto straziando davvero tanto. Non sto neanche a rileggere, a correggere errori grammaticali, di battitura e quello che è.
Continuerò a parlare da sola, di questo, nei prossimi giorni.
Buon viaggio nipote, ti voglio bene.
lunedì 2 novembre 2015
Le cose cambiano
E' proprio tardi stanotte...sarebbe il caso di andarsene a letto. Ho passato una giornata piacevole ma lontana dal lavoro, infatti ho appena finito di recuperare e, stranamente, ci sono riuscita.
In questo momento ho la mente attiva, sveglia, ma continuo a indirizzare le mie energie nelle cose sbagliate...la malinconia ad esempio. Sono giorni e giorni che penso solo al tempo che è passato, che sta passando e che passerà. Mi ritrovo a vedere cose ormai vecchie di venti anni fa, e a parlare di persone come se avessero l'età che avevano dieci anni fa. Non accetto il tempo che passa e i cambiamenti che questo comporta. Il futuro è sempre negativo, non sarà mai bello.
Si, magari riuscirai a raggiungere i tuoi obiettivi...poi però? Moriranno le persone che hai attorno, se non crepi prima tu. Quindi cosa c'è di positivo nel futuro? Non ne ho idea. Il futuro ti toglie cose e persone. Persone che se ne vanno, che siano esse morte o partite per lunghi periodi, o per sempre.
Passa così in fretta che ti ritrovi nulla tra le mani perchè non hai avuto il tempo di costruire rapporti umani. E quando te ne rendi conto è tardi e pensi "perchè non ho messo da parte il lavoro e coltivato questo affetto? Perchè?". Forse perchè lì per lì pensi di avere il tempo, pensi "si dai domani lo faccio" e quel domani diventa dopodomani, dopo un mese...e puff...sono passati anni. Tu che hai fatto nel frattempo? Dormito? No, lavorato...ma ti senti come se avessi preso una botta in testa e ti fossi svegliato in quel momento..quasi quasi non ricordi neanche di aver lavorato.
Lo dico sempre io..il tempo che passa in fretta è tremendo, ma quando muore qualcuno che ami, tu desideri che quel tempo sia tanto veloce, così ti ritrovi lontano da quel giorno già da mesi e anni, e ti sembra di aver superato qualcosa che in realtà non si supera mai più...ci si deve convivere però.
Come al solito vado di palo in frasca..ma è questa la mia mente. Ogni minuto pensa a una cosa differente...ecco perchè sono sempre confusa, distratta e triste. Mi servirebbero quaranta cervelli per tenere a bada la i miei pensieri, organizzarli, dargli un senso. Questa cosa prima o poi mi farà fuori, me lo sento.
Sento che mi sta sfuggendo di mano tutto. Lavoro, cose, persone...soprattutto persone. Io non posso farci niente, non sono in grado di tenere stretta a me chi amo per sempre...pretendere che rimanga in vita per me, pretendere che mantenga vivo l'interesse nei miei confronti...pretendere che stia sempre nei paraggi. Come si dice? Stacce. Parola perfetta.
Ed ecco che mi torna in mente una delle mie frasi preferite di sempre.
"Nothing's like before" , Niente è come prima. Da quando l'ho sentita, ormai quindici anni fa, non mi è più uscita di testa. Già da allora mi sembrava "niente come prima"..ma oggi...è anche peggio. Ma la vita è così...ogni secondo che passa non è come prima, è un cambiamento continuo. Io però a 'na certa vorrei riposarmi, non avvertire cambiamenti per un pò...ma qui non ci si ferma mai.
Passare la vita ad abituarsi, è veramente pesante.
sabato 24 ottobre 2015
Dirsi addio
Non credevo di potermi sentire così dopo tanti anni. Credevo che il tempo avesse cambiato le cose, che avesse cambiato i nostri modi di essere. In effetti sono cambiati, si sono evoluti, ma nel profondo siamo sempre le stesse "sceme". L'unica differenza è che tocca dirsi addio. Non so per quanto veramente, ma tocca dirsi addio. Dorme di là mentre scrivo queste poche righe, l'ho fatta stare sveglia più che ho potuto perchè domani andrà via, e non so se riuscirò a rivederla...spero di si.
La cosa che mi dispiace in tutto questo, è che non sono riuscita a dire nulla riguardo la sua partenza. Vorrei farle capire che questa cosa mi fa soffrire molto...ma perchè dirlo? Non risolverebbe nulla, anzi, le darei solo più ansia. Mi sento in colpa perchè ho sprecato molti anni, presa da questo lavoro. Avremmo potuto frequentarci come una volta, ma la nostra vita non è più come allora. Ognuno ha le sue magagne e impegni, "non c'è tempo, non c'è spazio". Ovviamente la sottoscritta si accorge dell'errore fatto nel momento preciso in cui mi attacco al cazzo, e non posso farci niente. Adesso se ne va, e io l'ho vissuta troppo poso. E' soprattutto colpa mia. Andrà via, e non potrò riparare al danno. Ho un attimino di ansia e non voglio andare a dormire, perchè domani se ne andrà.
Una volta tanto vorrei far cadere questa maschera da dura che indosso, fare e dire quello che vorrei veramente. Abbracciare le persone e dire "ti voglio bene" perchè ripeterselo nella mente non fa sapere agli altri i nostri sentimenti. Rimangono in noi stessi...cosa ce ne facciamo? Nulla.
Vorrei imparare a dire quella frase. Ma so che imparerò a dirla troppo tardi, come sempre.
La cosa che mi dispiace in tutto questo, è che non sono riuscita a dire nulla riguardo la sua partenza. Vorrei farle capire che questa cosa mi fa soffrire molto...ma perchè dirlo? Non risolverebbe nulla, anzi, le darei solo più ansia. Mi sento in colpa perchè ho sprecato molti anni, presa da questo lavoro. Avremmo potuto frequentarci come una volta, ma la nostra vita non è più come allora. Ognuno ha le sue magagne e impegni, "non c'è tempo, non c'è spazio". Ovviamente la sottoscritta si accorge dell'errore fatto nel momento preciso in cui mi attacco al cazzo, e non posso farci niente. Adesso se ne va, e io l'ho vissuta troppo poso. E' soprattutto colpa mia. Andrà via, e non potrò riparare al danno. Ho un attimino di ansia e non voglio andare a dormire, perchè domani se ne andrà.
Una volta tanto vorrei far cadere questa maschera da dura che indosso, fare e dire quello che vorrei veramente. Abbracciare le persone e dire "ti voglio bene" perchè ripeterselo nella mente non fa sapere agli altri i nostri sentimenti. Rimangono in noi stessi...cosa ce ne facciamo? Nulla.
Vorrei imparare a dire quella frase. Ma so che imparerò a dirla troppo tardi, come sempre.
lunedì 20 luglio 2015
domenica 19 luglio 2015
Un evento importante
Ieri si è sposata una persona a me molto cara, una giovane donna.
Per me è stato un "duro" colpo, non tanto per il matrimonio, quanto per il fatto che presto si trasferirà in Canada, con suo marito. Pare non ci fosse altra scelta. Lui è stato chiamato per studiare lì, roba di prestigio insomma, è un genio per davvero. Inizialmente doveva partire soltanto lui, ma in cuor mio sapevo che lei non sarebbe mai rimasta qui senza il suo compagno...chi lo farebbe?
Mesi fa le dissi proprio così "ao, non fa che te ne vai pure tu in Canada, eh?" ma l'antifonia era nell'aria, ripeto, non poteva andare in altri modi.
Durante la cerimonia ero lì, non molto distante da lei, seduta. Qualcuno tirava su il naso di continuo e si asciugava le lacrime col fazzoletto. Io? Cercavo di non mostrare alcuna emozione. Invece mi sono trovata con gli occhi gonfi, che mi imploravano di lasciar scendere quelle lacrime, non ce la facevano più a reggerle. Con una mossa fulminea, quasi ninja, me le sono asciugate senza l'utilizzo del fazzoletto, prova del fatto che stessi ...piagnucolando. Fortunatamente nessuno si è accorto di nulla.
Soffrivo perchè sapevo che quel passo l'avrebbe portata via da me, allargando la crepa che si è creata tra noi negli anni, a causa di scelte di vita differenti, e di compagnie differenti, soprattutto. Piangevo perchè penso di avere una grande empatia con lei, a senso unico ovviamente. In quel momento non mi sentivo dietro di lei con tutti gli altri, ero LEI, e credevo di capire cosa stesse provando. Un misto di sofferenza, paura, e un poco di convinzione del passo che stava facendo. Convinta si, ma non troppo. Si sarà chiesta "cosa farò dopo? Sto facendo davvero la cosa giusta? Lascerò tutti qui con i propri problemi e io non potrò aiutarli perchè sarò troppo lontana" cose così. E' stata coraggiosa, probabilmente io mi sarei battuta egoisticamente per fare in modo che lui non andasse a studiare dall'altra parte del mondo, oppure lo avrei lasciato andare da solo, con tutti i rischi. Io non mi muoverò mai dall'Italia, perchè credo ancora che chi ha qualcosa tra le mani (abilità, attitudine, talento) sia in grado di farsi largo QUI e di avere un futuro decente. Ma quando vieni chiamato da lì fuori non puoi certo tirarti indietro.
Forse io sono cretina. Mia madre mi dice spesso "ah certo, perchè se la Disney ti chiama e ti offre un lavoro lì, tu non ci vai!?" ho sempre risposto "no, non ci vado perchè sto bene qui, VOGLIO stare qui". Si, forse sono proprio stupida io, troppo attaccata a una terra che non mi offre nulla, e a una famiglia che comunque non posso aiutare, perchè non è aiutabile.
Tornando al matrimonio, sono stata investita da tanti sentimenti differenti. Avrei voluto dire e fare tante cose, ma non ci sono riuscita, lo hanno fatto le sue amiche al posto mio. Lo vedi nei suoi occhi le loro sono tutto per lei, e io passo le ore a chiedermi perchè non sia così anche nei miei confronti, cos'abbia di meno la mia persona. Posso dire di averla cresciuta io negli anni più importanti, tanti atteggiamenti li ha presi da me, tante passioni (tra cui il disegno). Noi due siamo uguali. Modo di parlare, di gesticolare, di pensare e qualche volta di agire.
Non ci avevo mai fatto caso, me lo disse il mio fidanzato la prima volta che gliela presentai. Mi disse "mamma mia vi somigliate proprio tanto!" e io "maddai, cioè?" "come parlate, come sorridete, le espressioni del viso!". Mi sentii molto lusingata di questo, come se mi avessero detto di somigliare al mio idiolo.
Pensandoci, forse sono io che ho assorbito il suo modo di essere, perchè ha una personalità talmente potente da investire qualunque cosa. Tanto è vero che anche le sue amiche hanno atteggiamenti simili, risultando però meno brillanti.
Le vedevo abbracciarsi tutte assieme, stringersi forte, e piangere. Piangeva anche lei, a un certo punto. Forse se avessi mostrato le mie vere emozioni, le avrei fatto capire, come loro, quanto tenessi a lei.
Facciamo spesso l'errore di pretendere che le persone capiscano ciò che sentiamo pur non mostrando alcuna emozione. Pensiamo "ma perchè a me non ci tiene quanto io tengo a lei/lui?"
Chiediamoci anche questo: noi cosa facciamo per far capire a una persona che teniamo a lei? Nulla.
Dirsi tra se e se quanto amiamo una persona, non significa che quella capisca al di fuori, non ha la palla di cristallo. Nella nostra stupidità noi sappiamo ciò che proviamo, DENTRO, ma pretendiamo che gli altri vedano, capiscano e si spera ricambino. Questo non può accadere, a meno che non ci sia qualcuno che straveda per te, e ti dia quello ciò di cui hai bisogno.
Mentre lei era dentro a far foto, io sono andata fuori e ho pianto un paio di volte, seduta su quel magnifico prato Toscano, voltando le spalle alla festa. Non desideravo dare spettacolo, e non volevo che mi vedesse in quello stato per non crearle ulteriore ansia e preoccupazione. Nessuno si è curato di questo, solo io. Ma il risultato è che ho mostrato semplicemente di non tenerci abbastanza, se mi fossi buttata addosso a lei in lacrime forse avrei fatto la mia porca figura. Avrei dovuto piangere più forte di tutti, per farle capire quanto in realtà le voglia bene. Ma ho sbagliato ancora.
Lei è venuta ad abbracciarmi, e io non ho saputo stringerla e dire qualcosa di sensato. I miei abbracci sono molli, con tutti. Una sciocca forma di orgoglio. Se abbraccio sono debole. Lo so che la forza è fare esattamente l'azione opposta, lo so che è un atteggiamento inutile e sbagliato, ma sono sempre stata così. Riesco a strapazzare solo il mio uomo perchè in fondo mi ricorda mio padre, e lui lo strapazzavo sempre. Se ci fosse stato ancora oggi, forse avrei continuato a stropicciargli la faccia, ma non posso. Mentre mi stringeva io mi sentivo sempre più debole, pensavo "checcazzo fai, stai sbagliando ad andare via, lascia perdere" oppure "hei tu, dille qualcosa, dille cosa senti". Ancora una volta non ho avuto la forza.
Se sono arrivata a questo la responsabilità è solo mia. Ho creduto per anni di perdere chi amavo non per causa mia, ma perchè non veniva rispettata la mia condizione. Il mio lavoro non mi permettie grossi rapporti sociali. Questo significa dire di no il 90% delle volte in cui vengo invitata ad uscire. Cosa costruisci così?? Nulla, che pretendi? Che le persone stiano ad aspettare te quando sei comoda? Certo che no. Le persone vanno avanti senza di te, si costruiscono una vita propria, diversa, con amici diversi e hai l'illusione che quando ti "svegli" ed esci un pò le cose siano come le hai lasciate l'ultima volta. E con il passare degli anni gli altri prendono il tuo posto. E' giusto così. Ho 28 anni e ho capito soltanto ieri che mi sono fatta sfuggire dalle mani una vita alla quale tengo davvero, e tante altre alle quali avrei dovuto dare importanza nei tempi opportuni. Ho 28 anni e sono sola, con due amici per il rotto della cuffia che non so come facciano a sopportarmi e nessun rapporto con zii e cugini. Niente, per loro sono stata pressochè indifferente ieri, perchè in realtà io non esisto, e questa è la verità. Se non esisto, è solo colpa mia, che non sono stata capace di lasciare lo spazio ai sentimenti, credendo che tutti stessero in attesa di un mio cenno di vita senza far nulla nel frattempo. Non si torna indietro e ormai non si va neanche avanti.
Lei è l'unica persona, l'unico essere umano a parte la mia famiglia capace di disarmarmi, di indebolirmi, che mi rende dipendente, succube. Ho tagliato i ponti con tanti negli anni, anche persone mooolto importanti che frequentavo tutti i giorni, molto più di lei. Ho tagliato i ponti senza fare una piega, ho pianto per un paio di giorni e me ne sono fatta una ragione. Con lei non è possibile chiudere. Ci ha provato qualche anno fa, e non ci siamo parlate per tre anni. Non so come si è finiti in quella situazione, e non ricordo come ne siamo uscite. Ma di fronte a lei io sono in ginocchio in catene, potrebbe fare di me quello che vuole. E' così e basta. Sarà che per me è ancora un indifesa undicenne, appassionata di Dragon Ball come me. Sarà che la vedo ancora divertirsi con le mie battute, con il mio disegnare situazioni particolari con i nostri personaggi preferiti. Le nostre passeggiate a Via del Corso ogni Sabato, le dormite a casa sua in salone nel sacco a pelo, suo fratello, allora piccolissimo, che mi si buttava addosso dicendomi che voleva sposarmi (e che oggi è tanto se ci salutiamo). Mi ritrovo a dir cose vecchie di dieci anni. Nel frattempo cosa è accaduto? Non lo so, il tempo è volato e lei ha trovato persone in grado di dimostrarle cosa provano con un abbraccio profondo e parole di conforto. Mi sono persa qualcosa e non posso tornare indietro. Non potrò mai prendermi quello che desidero, perchè avrei dovuto non prendere, ma costruire negli anni come han saputo fare altre persone e non io.
Ci siamo lasciate con un abbraccio, il suo era caldo, non troppo stretto. Il mio era debole e molle, ero priva di forze perchè non potevo pensare al futuro. Mi ha detto "sei stanca? Ce la fai a fare il viaggio di ritorno?" (una cosa simile) e io "si, semmai non riesco a pensare al tuo". Non ho saputo dire altro, e dopo quattro ore ero già a casa.
Mamma mi ha chiesto com'è andata, e dopo aver raccontato della cerimonia, sono scoppiata in lacrime confidandole questi sentimenti, con grande difficoltà. Non mi ha capita, ma nessuno può farlo, non sono una persona normale, finalmente ho la conferma.
Sono le cinque del mattino, e vorrei continuare il discorso. Ma che senso ha, quando bastava dire smplicemente "ti voglio bene" e magari esser stata più presente negli ultimi otto anni?. Questo blog mi salva perchè mi da la possibilità di sfogarmi davvero, di parlare un pò con me stessa, e di lasciar scritto un ricordo, seppure doloroso, di quello che provo. Tra qualche anno leggerò ancora queste parole sperando di farmici sopra una risata, o sperando che possano in qualche modo aiutami.
Me ne vado a letto, con gli occhi secchi, che bruciano perchè ho pianto ancora. Ho sonno e non so neanche che cosa ho scritto probabilmente. Domani si torna a lavoro.
Come diceva Gandalf?
"Non vi dirò non piangete, perchè non tutte le lacrime sono un male"
Per me è stato un "duro" colpo, non tanto per il matrimonio, quanto per il fatto che presto si trasferirà in Canada, con suo marito. Pare non ci fosse altra scelta. Lui è stato chiamato per studiare lì, roba di prestigio insomma, è un genio per davvero. Inizialmente doveva partire soltanto lui, ma in cuor mio sapevo che lei non sarebbe mai rimasta qui senza il suo compagno...chi lo farebbe?
Mesi fa le dissi proprio così "ao, non fa che te ne vai pure tu in Canada, eh?" ma l'antifonia era nell'aria, ripeto, non poteva andare in altri modi.
Durante la cerimonia ero lì, non molto distante da lei, seduta. Qualcuno tirava su il naso di continuo e si asciugava le lacrime col fazzoletto. Io? Cercavo di non mostrare alcuna emozione. Invece mi sono trovata con gli occhi gonfi, che mi imploravano di lasciar scendere quelle lacrime, non ce la facevano più a reggerle. Con una mossa fulminea, quasi ninja, me le sono asciugate senza l'utilizzo del fazzoletto, prova del fatto che stessi ...piagnucolando. Fortunatamente nessuno si è accorto di nulla.
Soffrivo perchè sapevo che quel passo l'avrebbe portata via da me, allargando la crepa che si è creata tra noi negli anni, a causa di scelte di vita differenti, e di compagnie differenti, soprattutto. Piangevo perchè penso di avere una grande empatia con lei, a senso unico ovviamente. In quel momento non mi sentivo dietro di lei con tutti gli altri, ero LEI, e credevo di capire cosa stesse provando. Un misto di sofferenza, paura, e un poco di convinzione del passo che stava facendo. Convinta si, ma non troppo. Si sarà chiesta "cosa farò dopo? Sto facendo davvero la cosa giusta? Lascerò tutti qui con i propri problemi e io non potrò aiutarli perchè sarò troppo lontana" cose così. E' stata coraggiosa, probabilmente io mi sarei battuta egoisticamente per fare in modo che lui non andasse a studiare dall'altra parte del mondo, oppure lo avrei lasciato andare da solo, con tutti i rischi. Io non mi muoverò mai dall'Italia, perchè credo ancora che chi ha qualcosa tra le mani (abilità, attitudine, talento) sia in grado di farsi largo QUI e di avere un futuro decente. Ma quando vieni chiamato da lì fuori non puoi certo tirarti indietro.
Forse io sono cretina. Mia madre mi dice spesso "ah certo, perchè se la Disney ti chiama e ti offre un lavoro lì, tu non ci vai!?" ho sempre risposto "no, non ci vado perchè sto bene qui, VOGLIO stare qui". Si, forse sono proprio stupida io, troppo attaccata a una terra che non mi offre nulla, e a una famiglia che comunque non posso aiutare, perchè non è aiutabile.
Tornando al matrimonio, sono stata investita da tanti sentimenti differenti. Avrei voluto dire e fare tante cose, ma non ci sono riuscita, lo hanno fatto le sue amiche al posto mio. Lo vedi nei suoi occhi le loro sono tutto per lei, e io passo le ore a chiedermi perchè non sia così anche nei miei confronti, cos'abbia di meno la mia persona. Posso dire di averla cresciuta io negli anni più importanti, tanti atteggiamenti li ha presi da me, tante passioni (tra cui il disegno). Noi due siamo uguali. Modo di parlare, di gesticolare, di pensare e qualche volta di agire.
Non ci avevo mai fatto caso, me lo disse il mio fidanzato la prima volta che gliela presentai. Mi disse "mamma mia vi somigliate proprio tanto!" e io "maddai, cioè?" "come parlate, come sorridete, le espressioni del viso!". Mi sentii molto lusingata di questo, come se mi avessero detto di somigliare al mio idiolo.
Pensandoci, forse sono io che ho assorbito il suo modo di essere, perchè ha una personalità talmente potente da investire qualunque cosa. Tanto è vero che anche le sue amiche hanno atteggiamenti simili, risultando però meno brillanti.
Le vedevo abbracciarsi tutte assieme, stringersi forte, e piangere. Piangeva anche lei, a un certo punto. Forse se avessi mostrato le mie vere emozioni, le avrei fatto capire, come loro, quanto tenessi a lei.
Facciamo spesso l'errore di pretendere che le persone capiscano ciò che sentiamo pur non mostrando alcuna emozione. Pensiamo "ma perchè a me non ci tiene quanto io tengo a lei/lui?"
Chiediamoci anche questo: noi cosa facciamo per far capire a una persona che teniamo a lei? Nulla.
Dirsi tra se e se quanto amiamo una persona, non significa che quella capisca al di fuori, non ha la palla di cristallo. Nella nostra stupidità noi sappiamo ciò che proviamo, DENTRO, ma pretendiamo che gli altri vedano, capiscano e si spera ricambino. Questo non può accadere, a meno che non ci sia qualcuno che straveda per te, e ti dia quello ciò di cui hai bisogno.
Mentre lei era dentro a far foto, io sono andata fuori e ho pianto un paio di volte, seduta su quel magnifico prato Toscano, voltando le spalle alla festa. Non desideravo dare spettacolo, e non volevo che mi vedesse in quello stato per non crearle ulteriore ansia e preoccupazione. Nessuno si è curato di questo, solo io. Ma il risultato è che ho mostrato semplicemente di non tenerci abbastanza, se mi fossi buttata addosso a lei in lacrime forse avrei fatto la mia porca figura. Avrei dovuto piangere più forte di tutti, per farle capire quanto in realtà le voglia bene. Ma ho sbagliato ancora.
Lei è venuta ad abbracciarmi, e io non ho saputo stringerla e dire qualcosa di sensato. I miei abbracci sono molli, con tutti. Una sciocca forma di orgoglio. Se abbraccio sono debole. Lo so che la forza è fare esattamente l'azione opposta, lo so che è un atteggiamento inutile e sbagliato, ma sono sempre stata così. Riesco a strapazzare solo il mio uomo perchè in fondo mi ricorda mio padre, e lui lo strapazzavo sempre. Se ci fosse stato ancora oggi, forse avrei continuato a stropicciargli la faccia, ma non posso. Mentre mi stringeva io mi sentivo sempre più debole, pensavo "checcazzo fai, stai sbagliando ad andare via, lascia perdere" oppure "hei tu, dille qualcosa, dille cosa senti". Ancora una volta non ho avuto la forza.
Se sono arrivata a questo la responsabilità è solo mia. Ho creduto per anni di perdere chi amavo non per causa mia, ma perchè non veniva rispettata la mia condizione. Il mio lavoro non mi permettie grossi rapporti sociali. Questo significa dire di no il 90% delle volte in cui vengo invitata ad uscire. Cosa costruisci così?? Nulla, che pretendi? Che le persone stiano ad aspettare te quando sei comoda? Certo che no. Le persone vanno avanti senza di te, si costruiscono una vita propria, diversa, con amici diversi e hai l'illusione che quando ti "svegli" ed esci un pò le cose siano come le hai lasciate l'ultima volta. E con il passare degli anni gli altri prendono il tuo posto. E' giusto così. Ho 28 anni e ho capito soltanto ieri che mi sono fatta sfuggire dalle mani una vita alla quale tengo davvero, e tante altre alle quali avrei dovuto dare importanza nei tempi opportuni. Ho 28 anni e sono sola, con due amici per il rotto della cuffia che non so come facciano a sopportarmi e nessun rapporto con zii e cugini. Niente, per loro sono stata pressochè indifferente ieri, perchè in realtà io non esisto, e questa è la verità. Se non esisto, è solo colpa mia, che non sono stata capace di lasciare lo spazio ai sentimenti, credendo che tutti stessero in attesa di un mio cenno di vita senza far nulla nel frattempo. Non si torna indietro e ormai non si va neanche avanti.
Lei è l'unica persona, l'unico essere umano a parte la mia famiglia capace di disarmarmi, di indebolirmi, che mi rende dipendente, succube. Ho tagliato i ponti con tanti negli anni, anche persone mooolto importanti che frequentavo tutti i giorni, molto più di lei. Ho tagliato i ponti senza fare una piega, ho pianto per un paio di giorni e me ne sono fatta una ragione. Con lei non è possibile chiudere. Ci ha provato qualche anno fa, e non ci siamo parlate per tre anni. Non so come si è finiti in quella situazione, e non ricordo come ne siamo uscite. Ma di fronte a lei io sono in ginocchio in catene, potrebbe fare di me quello che vuole. E' così e basta. Sarà che per me è ancora un indifesa undicenne, appassionata di Dragon Ball come me. Sarà che la vedo ancora divertirsi con le mie battute, con il mio disegnare situazioni particolari con i nostri personaggi preferiti. Le nostre passeggiate a Via del Corso ogni Sabato, le dormite a casa sua in salone nel sacco a pelo, suo fratello, allora piccolissimo, che mi si buttava addosso dicendomi che voleva sposarmi (e che oggi è tanto se ci salutiamo). Mi ritrovo a dir cose vecchie di dieci anni. Nel frattempo cosa è accaduto? Non lo so, il tempo è volato e lei ha trovato persone in grado di dimostrarle cosa provano con un abbraccio profondo e parole di conforto. Mi sono persa qualcosa e non posso tornare indietro. Non potrò mai prendermi quello che desidero, perchè avrei dovuto non prendere, ma costruire negli anni come han saputo fare altre persone e non io.
Ci siamo lasciate con un abbraccio, il suo era caldo, non troppo stretto. Il mio era debole e molle, ero priva di forze perchè non potevo pensare al futuro. Mi ha detto "sei stanca? Ce la fai a fare il viaggio di ritorno?" (una cosa simile) e io "si, semmai non riesco a pensare al tuo". Non ho saputo dire altro, e dopo quattro ore ero già a casa.
Mamma mi ha chiesto com'è andata, e dopo aver raccontato della cerimonia, sono scoppiata in lacrime confidandole questi sentimenti, con grande difficoltà. Non mi ha capita, ma nessuno può farlo, non sono una persona normale, finalmente ho la conferma.
Sono le cinque del mattino, e vorrei continuare il discorso. Ma che senso ha, quando bastava dire smplicemente "ti voglio bene" e magari esser stata più presente negli ultimi otto anni?. Questo blog mi salva perchè mi da la possibilità di sfogarmi davvero, di parlare un pò con me stessa, e di lasciar scritto un ricordo, seppure doloroso, di quello che provo. Tra qualche anno leggerò ancora queste parole sperando di farmici sopra una risata, o sperando che possano in qualche modo aiutami.
Me ne vado a letto, con gli occhi secchi, che bruciano perchè ho pianto ancora. Ho sonno e non so neanche che cosa ho scritto probabilmente. Domani si torna a lavoro.
Come diceva Gandalf?
"Non vi dirò non piangete, perchè non tutte le lacrime sono un male"
mercoledì 21 maggio 2014
Un generale "addio"
Stanno cambiando tante cose nella mia vita, ma ovunque io mi giri mi sembra di vedere il vuoto, negatività, sfortuna.
Non riesco più a prendere nulla con serenità, neanche le cose belle.
Le cose belle creano in me una specie di disagio, come se non ne fossi abituata. Un disagio talmente grande, da diventare comunque negatività e tristezza. Sono arrivata quindi, a un punto in cui qualsiasi cosa faccia, non sono felice.
Finalmente ho avuto la "forza" di togliermi da facebook. Non è ancora accaduto ma è imminente, ormai è deciso e parlo come se già non ci fossi più.
Dopo cinque anni di smadonnamenti, qualche risata e tanto, tanto lavoro...non ho conquistato nulla, non quello che desideravo. Sicuramente ho "rapito" il cuore a un po' di persone, ma non sono quelle che speravo..diciamo...si...qualcuno c'è...ma non tutti.
Una persona tra queste, stamattina mi ha "salutata" dicendomi di avermi tolto l'amicizia prima ancora che io mi cancellassi, così, tanto per avere un posto in più tra i suoi contatti, che fa sempre comodo. Dopo una breve conversazione, la conclusione è stata che "non mancherò a nessuno", per nessuno si intende la categoria cui fa parte questa persona, appunto il fumetto. Ho pensato tra me e me "hoho...che novità!!! lo sapevo già" ma di certo non mi aspettavo un simile atteggiamento. Sarà stato deluso dal mio comportamento dopo tanti consigli, ma c'è anche che, quando non te ne frega un cazzo delle persone, preferisci eliminarle dalla tua vita, come non dargli torto. O semplicemente dico cose vere e quindi scomode, su quell'ambiente pieno di leccaculi a non finire. Si, il 90% sono dei leccaculo schifosi e io solo lo dico (anzi, tanti hanno condiviso la mia opinione privatamente su facebook, furbastri!). Ma si sarò anche na rosicona, ma è la verità, è vero. Meglio nessuno tutta la vita che una montata di merda. Meglio pulire i cessi, che tanto stare su facebook non c'è tanta differenza sapete.
Questo è il secondo motivo che oggi ha scatenato un pianterello un'ora si e una no, fino adesso.
"Poveretta, povera vittima". Fino a prova contraria è proprio così, perché chiunque ce l'ha con me.
Il primo motivo della mia grossa incazzatura è accaduta proprio ieri. Ho discusso pesantemente con mia madre, e non sto a raccontarvi i particolari. Fatto sta che sono in piena "sindrome premestruale", e non è che venga presa da sintomi nuovi, anzi, sono come sempre, però con il mio "solito" accentuato oltre il limite..potete immaginare? Ecco.
E' vero che sono sempre ammusata, gobba sulla tavoletta grafica a tirar su soldi, ma è anche vero che non rompo mai il cazzo a nessuno, perfino quando sto fisicamente male. Non esce un "aia" un "oddio come sto male" silenzio, solo la mia espressione dice "quanto sto male". Questo significa però, che reprimo i sentimenti, e tengo dentro perfino un mal di testa. Questo fa bene alle orecchie altrui, ma danneggia me. Infatti ieri sono esplosa tra strilli e pianto, perché quando mia madre vede che sto male, non so per quale scozzese ragione..provoca. Di solito uno con le palle girate viene lasciato in pace, ma non qui. E' brutto sentirsi assaliti da tremila dubbi, pensieri, e non avere qualcuno in grado di tenerti a bada, anzi, alimenta lo stato d'animo negativo fino a farti esplodere. Non lo auguro a nessuno
Poveretta, povera vittima. Si, è ancora così.
Continuo a chiedermi se la causa di tutta questa insofferenza sia quasi esclusivamente il lavoro, e quello che mi ha comunicato questo ambiente per cinque anni. Di problemi ne avevo parecchi anche prima, ma negli ultimi anni sono peggiorata tantissimo. Mi dicono tutti "sarà il caso di cambiare lavoro?" mah, probabile, se va avanti così. Tanto, come ho scritto nel post precedente, se non sei in una casa editrice vieni considerato, nella migliore delle ipotesi, come uno che non conta niente, pur avendo maggiore talento di chi fa il galletto vallespluga. Perché c'è anche questo purtroppo.
E' brutto sacrificare amici, svaghi e soprattutto la famiglia, per un lavoro BELLO, ma smerdato dal sistema corrotto e mefitico. Lavoro quanto chi sta in Marvel ma la gente non lo sa e non si pone il problema. Zero soddisfazione, solamente tante ore di lavoro, tanti sacrifici per i soldi, non per soddisfazione, non per considerazione. Mi sono sentita sempre sola, sempre.
Chi fa il mio stesso lavoro non capisce, figuriamoci gli amici, che hanno preferito stare disoccupati, poveri in canna, o con un comunissimo lavoro, in comitiva e sempre in giro, puntandomi il dito contro e dicendo "tu non ci sei mai stata". Figuriamoci la famiglia che mi vede comodamente seduta a casa, a fare quello che secondo loro dovrei amare, ma che non amo più da molto tempo. Tanto mi alzo quando mi pare, bel lavoro, facile. A chi la pensa così, vorrei fargli consegnare una illustrazione completa al giorno, stando attenti ai toni colore, alla composizione, all'inchiostrazione, anatomia e prospettiva.
Forse non sono portata per questo lavoro, sono troppo selvaggia, mi piace la libertà, mi piace l'onestà e odio falsità e leccaculi. In questo lavoro non c'è libertà (soprattutto di parola), non c'è svago, e c'è anche che devi "saperci fare" ossia, per l'ennesima volta, farsi venire una lingua a paletta e utilizzarla bene sui buci di culo che ti interessano, si, lucidiamoli sti deretani, a mò di sbiancamento anale. Io non ci sto. Però poi se utilizzi due foto ammiccanti su facebook, ti accusano di metterle proprio per attirare le persone che vuoi. Se ste persone sono capre, e si svegliano soltanto con una foto mia...beh...è un problema loro. Pori repressi, sfigati, non lo so, ma non è affare mio, non è colpa mia se attira più un autoscatto che un disegno colorato per sei ore con fatica. Il problema non è il mio, è vostro che siete malati di mente, e non avete di meglio da guardare sui social, e probabilmente per strada.
Riprendiamo discorso parentela? La mia più grossa soddisfazione. Io non dirò più una parola, neanche un come stai. Non mi si può dire "sfogati con me" e quando lo faccio mi si ignora. Aoh, io non voglio rompere a nessuno, ma se tu mi chiedi sfogati pure, io lo faccio e mi aspetto una parola. Ma anche qui il discorso è lungo, difficile e scomodo. Ho fatto di tutto pur di far stare bene gli altri, e con la scusa del disegno avoglia te a cose in comune. Ah, no, si preferisce stare con gli amici, fare nottata con gli amici.
E' inutile, più ti affanni e più incontri indifferenza.
In tutto questo, sto finalmente per trasferirmi, me ne vado a Viterbo dal mio fidanzato. Sarà una buona mossa, o una pessima mossa? Mi sembra già di sentire il peso di un passo così grande. Ho sicuramente l'età per una mossa simile, ma forse non la testa, per quanto possa essere precisa e responsabile. Cambierà qualcosa cambiare luogo in cui vivere e lavorare? Quindi stare a sentire meno litigi, problemi, cazzi e mazzi, o io mi porterò tutto dietro a Viterbo? C'è questo rischio. C'è il rischio che io continui a sentirmi così, come sempre, ma in un'altra città. Ho il terrore di questo, sento che ormai niente può farmi cambiare stato d'animo. O cambio lavoro o mi ammazzo, e per come sono fatta il suicidio forse è moooolto più semplice!!!. Nella vita ho sognato solo tre lavori: doppiatrice, veterinaria e disegnatrice.
Forse avrei dovuto fare la veterinaria, per come sono fatta. Ma non avevo voglia di studiare così ho mollato l'idea. Ma ho capito che lo studio esiste in tutto, e penso proprio che ci sia più nel disegno, che nella medicina. Boh, forse ho detto una stronzata. Ma nel disegno finchè campi ti tocca studiare come se fosse il primo giorno eh, non c'è scampo. Poi se c'è chi diventa famoso con lo scarabocchio, buon per lui. Tanti hanno ciò che non meritano, il mondo va così.
Tornando al discorso cambiare vita...non lo so.Una parte di me vuole restare qui a prenderci cura di chi c'è, ma il mio prendere cura consiste soltanto nel dare qualche soldo per vari pagamenti, e a sorvegliare, fare la guardia come un cane. Non faccio altro. Non ho tempo ne di parlare ne di confidarmi. Un'altra parte di me prova rabbia e vuole andarsene via e lavorare in condizioni migliori e soprattutto più tranquille. Ma se io mi portassi dietro, appunto, questa negatività? Perché dalla famiglia puoi allontanarti, da te stesso, e dal lavoro che secondo te ti crea problemi, no. inoltre il mio ragazzo fa lo stesso lavoro. Competizione, gelosia eccetera. Temo che non camperei bene neanche tra le braccia di Spider-man, starei sempre a farmi problemi.
Ho paura di rovinare tutto, ho paura di rovinare un'altra persona e che questa mi lasci, perché con me non c'è scampo, non c'è riposo, non c'è soluzione. Andrei abbattuta, come con il cavallo zoppo. Io so zoppa di cervello, andrei abbattuta all'istante. Invece c'è qualcuno che cerca di curarmi, qualcuno che cerca cure e soluzioni tutti i giorni, ma si sa, se sei in fase terminale c'è poco da fare.
Si, mi sento in fase terminale. Mi sto spegnendo. Si sta spegnendo la voglia di vivere, di disegnare, di parlare, di respirare, di essere gentile e generosa. Non ho più la forza di fare nulla perché tanto qualunque sforzo non viene capito o apprezzato.
Il mio "generale addio" è il mio periodo facebook finito. Il mio lungo periodo dentro casa, sta per finire. Tutte le amicizie nate e morte, quelle che ho cercato di mantenere ammettendo i miei errori inutilmente, addio a quelle poche persone con le quali sono cresciuta che potevano darmi gioia invece hanno preferito l'indifferenza.
Questa estate tante cose cambieranno, e non spero troppo in un cambiamento positivo, sono piuttosto spaventata.
Mettici anche che la convivenza, ti porta a diventare quasi marito e moglie, non fidanzatini con la testa tra le nuvole, che pensano solo a sbaciucchiarsi. Mi piaceva, dico la verità. Le tante responsabilità invecchiano, fanno diventare stanchi e noiosi. Ma è il corso naturale della vita, infatti tutti gli adulti sono tristi e noiosi, io ho iniziato proprio bene!.
Fatto sta, che io questa estate, ho la possibilità di cambiare la mia storia, e ci proverò anche se so già cosa succederà.
Stay divided.
Non riesco più a prendere nulla con serenità, neanche le cose belle.
Le cose belle creano in me una specie di disagio, come se non ne fossi abituata. Un disagio talmente grande, da diventare comunque negatività e tristezza. Sono arrivata quindi, a un punto in cui qualsiasi cosa faccia, non sono felice.
Finalmente ho avuto la "forza" di togliermi da facebook. Non è ancora accaduto ma è imminente, ormai è deciso e parlo come se già non ci fossi più.
Dopo cinque anni di smadonnamenti, qualche risata e tanto, tanto lavoro...non ho conquistato nulla, non quello che desideravo. Sicuramente ho "rapito" il cuore a un po' di persone, ma non sono quelle che speravo..diciamo...si...qualcuno c'è...ma non tutti.
Una persona tra queste, stamattina mi ha "salutata" dicendomi di avermi tolto l'amicizia prima ancora che io mi cancellassi, così, tanto per avere un posto in più tra i suoi contatti, che fa sempre comodo. Dopo una breve conversazione, la conclusione è stata che "non mancherò a nessuno", per nessuno si intende la categoria cui fa parte questa persona, appunto il fumetto. Ho pensato tra me e me "hoho...che novità!!! lo sapevo già" ma di certo non mi aspettavo un simile atteggiamento. Sarà stato deluso dal mio comportamento dopo tanti consigli, ma c'è anche che, quando non te ne frega un cazzo delle persone, preferisci eliminarle dalla tua vita, come non dargli torto. O semplicemente dico cose vere e quindi scomode, su quell'ambiente pieno di leccaculi a non finire. Si, il 90% sono dei leccaculo schifosi e io solo lo dico (anzi, tanti hanno condiviso la mia opinione privatamente su facebook, furbastri!). Ma si sarò anche na rosicona, ma è la verità, è vero. Meglio nessuno tutta la vita che una montata di merda. Meglio pulire i cessi, che tanto stare su facebook non c'è tanta differenza sapete.
Questo è il secondo motivo che oggi ha scatenato un pianterello un'ora si e una no, fino adesso.
"Poveretta, povera vittima". Fino a prova contraria è proprio così, perché chiunque ce l'ha con me.
Il primo motivo della mia grossa incazzatura è accaduta proprio ieri. Ho discusso pesantemente con mia madre, e non sto a raccontarvi i particolari. Fatto sta che sono in piena "sindrome premestruale", e non è che venga presa da sintomi nuovi, anzi, sono come sempre, però con il mio "solito" accentuato oltre il limite..potete immaginare? Ecco.
E' vero che sono sempre ammusata, gobba sulla tavoletta grafica a tirar su soldi, ma è anche vero che non rompo mai il cazzo a nessuno, perfino quando sto fisicamente male. Non esce un "aia" un "oddio come sto male" silenzio, solo la mia espressione dice "quanto sto male". Questo significa però, che reprimo i sentimenti, e tengo dentro perfino un mal di testa. Questo fa bene alle orecchie altrui, ma danneggia me. Infatti ieri sono esplosa tra strilli e pianto, perché quando mia madre vede che sto male, non so per quale scozzese ragione..provoca. Di solito uno con le palle girate viene lasciato in pace, ma non qui. E' brutto sentirsi assaliti da tremila dubbi, pensieri, e non avere qualcuno in grado di tenerti a bada, anzi, alimenta lo stato d'animo negativo fino a farti esplodere. Non lo auguro a nessuno
Poveretta, povera vittima. Si, è ancora così.
Continuo a chiedermi se la causa di tutta questa insofferenza sia quasi esclusivamente il lavoro, e quello che mi ha comunicato questo ambiente per cinque anni. Di problemi ne avevo parecchi anche prima, ma negli ultimi anni sono peggiorata tantissimo. Mi dicono tutti "sarà il caso di cambiare lavoro?" mah, probabile, se va avanti così. Tanto, come ho scritto nel post precedente, se non sei in una casa editrice vieni considerato, nella migliore delle ipotesi, come uno che non conta niente, pur avendo maggiore talento di chi fa il galletto vallespluga. Perché c'è anche questo purtroppo.
E' brutto sacrificare amici, svaghi e soprattutto la famiglia, per un lavoro BELLO, ma smerdato dal sistema corrotto e mefitico. Lavoro quanto chi sta in Marvel ma la gente non lo sa e non si pone il problema. Zero soddisfazione, solamente tante ore di lavoro, tanti sacrifici per i soldi, non per soddisfazione, non per considerazione. Mi sono sentita sempre sola, sempre.
Chi fa il mio stesso lavoro non capisce, figuriamoci gli amici, che hanno preferito stare disoccupati, poveri in canna, o con un comunissimo lavoro, in comitiva e sempre in giro, puntandomi il dito contro e dicendo "tu non ci sei mai stata". Figuriamoci la famiglia che mi vede comodamente seduta a casa, a fare quello che secondo loro dovrei amare, ma che non amo più da molto tempo. Tanto mi alzo quando mi pare, bel lavoro, facile. A chi la pensa così, vorrei fargli consegnare una illustrazione completa al giorno, stando attenti ai toni colore, alla composizione, all'inchiostrazione, anatomia e prospettiva.
Forse non sono portata per questo lavoro, sono troppo selvaggia, mi piace la libertà, mi piace l'onestà e odio falsità e leccaculi. In questo lavoro non c'è libertà (soprattutto di parola), non c'è svago, e c'è anche che devi "saperci fare" ossia, per l'ennesima volta, farsi venire una lingua a paletta e utilizzarla bene sui buci di culo che ti interessano, si, lucidiamoli sti deretani, a mò di sbiancamento anale. Io non ci sto. Però poi se utilizzi due foto ammiccanti su facebook, ti accusano di metterle proprio per attirare le persone che vuoi. Se ste persone sono capre, e si svegliano soltanto con una foto mia...beh...è un problema loro. Pori repressi, sfigati, non lo so, ma non è affare mio, non è colpa mia se attira più un autoscatto che un disegno colorato per sei ore con fatica. Il problema non è il mio, è vostro che siete malati di mente, e non avete di meglio da guardare sui social, e probabilmente per strada.
Riprendiamo discorso parentela? La mia più grossa soddisfazione. Io non dirò più una parola, neanche un come stai. Non mi si può dire "sfogati con me" e quando lo faccio mi si ignora. Aoh, io non voglio rompere a nessuno, ma se tu mi chiedi sfogati pure, io lo faccio e mi aspetto una parola. Ma anche qui il discorso è lungo, difficile e scomodo. Ho fatto di tutto pur di far stare bene gli altri, e con la scusa del disegno avoglia te a cose in comune. Ah, no, si preferisce stare con gli amici, fare nottata con gli amici.
E' inutile, più ti affanni e più incontri indifferenza.
In tutto questo, sto finalmente per trasferirmi, me ne vado a Viterbo dal mio fidanzato. Sarà una buona mossa, o una pessima mossa? Mi sembra già di sentire il peso di un passo così grande. Ho sicuramente l'età per una mossa simile, ma forse non la testa, per quanto possa essere precisa e responsabile. Cambierà qualcosa cambiare luogo in cui vivere e lavorare? Quindi stare a sentire meno litigi, problemi, cazzi e mazzi, o io mi porterò tutto dietro a Viterbo? C'è questo rischio. C'è il rischio che io continui a sentirmi così, come sempre, ma in un'altra città. Ho il terrore di questo, sento che ormai niente può farmi cambiare stato d'animo. O cambio lavoro o mi ammazzo, e per come sono fatta il suicidio forse è moooolto più semplice!!!. Nella vita ho sognato solo tre lavori: doppiatrice, veterinaria e disegnatrice.
Forse avrei dovuto fare la veterinaria, per come sono fatta. Ma non avevo voglia di studiare così ho mollato l'idea. Ma ho capito che lo studio esiste in tutto, e penso proprio che ci sia più nel disegno, che nella medicina. Boh, forse ho detto una stronzata. Ma nel disegno finchè campi ti tocca studiare come se fosse il primo giorno eh, non c'è scampo. Poi se c'è chi diventa famoso con lo scarabocchio, buon per lui. Tanti hanno ciò che non meritano, il mondo va così.
Tornando al discorso cambiare vita...non lo so.Una parte di me vuole restare qui a prenderci cura di chi c'è, ma il mio prendere cura consiste soltanto nel dare qualche soldo per vari pagamenti, e a sorvegliare, fare la guardia come un cane. Non faccio altro. Non ho tempo ne di parlare ne di confidarmi. Un'altra parte di me prova rabbia e vuole andarsene via e lavorare in condizioni migliori e soprattutto più tranquille. Ma se io mi portassi dietro, appunto, questa negatività? Perché dalla famiglia puoi allontanarti, da te stesso, e dal lavoro che secondo te ti crea problemi, no. inoltre il mio ragazzo fa lo stesso lavoro. Competizione, gelosia eccetera. Temo che non camperei bene neanche tra le braccia di Spider-man, starei sempre a farmi problemi.
Ho paura di rovinare tutto, ho paura di rovinare un'altra persona e che questa mi lasci, perché con me non c'è scampo, non c'è riposo, non c'è soluzione. Andrei abbattuta, come con il cavallo zoppo. Io so zoppa di cervello, andrei abbattuta all'istante. Invece c'è qualcuno che cerca di curarmi, qualcuno che cerca cure e soluzioni tutti i giorni, ma si sa, se sei in fase terminale c'è poco da fare.
Si, mi sento in fase terminale. Mi sto spegnendo. Si sta spegnendo la voglia di vivere, di disegnare, di parlare, di respirare, di essere gentile e generosa. Non ho più la forza di fare nulla perché tanto qualunque sforzo non viene capito o apprezzato.
Il mio "generale addio" è il mio periodo facebook finito. Il mio lungo periodo dentro casa, sta per finire. Tutte le amicizie nate e morte, quelle che ho cercato di mantenere ammettendo i miei errori inutilmente, addio a quelle poche persone con le quali sono cresciuta che potevano darmi gioia invece hanno preferito l'indifferenza.
Questa estate tante cose cambieranno, e non spero troppo in un cambiamento positivo, sono piuttosto spaventata.
Mettici anche che la convivenza, ti porta a diventare quasi marito e moglie, non fidanzatini con la testa tra le nuvole, che pensano solo a sbaciucchiarsi. Mi piaceva, dico la verità. Le tante responsabilità invecchiano, fanno diventare stanchi e noiosi. Ma è il corso naturale della vita, infatti tutti gli adulti sono tristi e noiosi, io ho iniziato proprio bene!.
Fatto sta, che io questa estate, ho la possibilità di cambiare la mia storia, e ci proverò anche se so già cosa succederà.
Stay divided.
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